No Salvini, No party. Si potrebbe così riassumere il pensiero della stampa durante questa campagna elettorale, in vista delle imminenti Elezioni amministrative. Al di là dei dissidi interni ai moderati di destra e sinistra, che suscitano solo il particolare interesse degli addetti ai lavori, ultimamente sono i proprio comizi di Matteo Salvini ad essere, sempre più spesso, oggetto di attenzione mediatica. E non solo per le proposte politiche, da alcuni definite populiste, demagogiche avanzate dal capo del Carroccio. Matteo Salvini, infatti, in ogni città a sud di Bologna e dell’equatore leghista in cui decida di presentarsi, è, da più di un anno, oggetto di accese contestazioni da parte di chi non la pensa come lui. E’ accaduto qualche tempo fa in Puglia, poi in Umbria e, infine, in Toscana. Lì, lo scorso fine settimana, il leader della Lega Nord si è recato per partecipare ad alcune iniziative elettorali a sostegno dei propri candidati, trovando, come al solito, ad attenderlo schiere di (piccoli) gruppi di antagonisti, centri sociali ed altre sigle della sinistra radicale. Non appena giunto a Massa, Salvini ha visto precipitare su di sé ortaggi, uova, bottiglie e sassi. Poi i soliti scontri dei contestatori con la polizia. Il bilancio è stato di tre feriti, decine di contusi (alcuni tra le forze dell’ordine) e , naturalmente, numerosi danni a negozi e vetrine. Il tutto a spese dello Stato, come sempre.

A Viareggio, invece, i giovani antagonisti, democratici e ribelli, hanno deciso di accerchiare l’auto nella quale si trovava Matteo Salvini. L’autista non potendo proseguire, si è dovuto fermare. E giù con calci, pugni, bastonate sull’automobile. Scene già viste, insomma. Alle quali, però, sembriamo sempre più abituarci. E proprio a Viareggio il leader leghista è stato costretto, a causa del clima tesissimo che si respirava, ad abbandonare in anticipo i propri comizi, dichiarando : “Non temo tre deficienti, ma ho visto un bambino terrorizzato che piangeva per colpa di questi dementi. Non posso mettere a rischio l’incolumità della gente, no mi fermo.” In seguito all’ennesimo episodio di violenza verbale e fisica subita dal segretario della Lega ( ha dovuto schivare un sasso tiratogli contro), il mondo della politica “perbene”, dei moderati, rappresentato da Renzi e Toti, ha condannato l’episodio. Su Twitter, in realtà.

Resta da chiedersi: il fatto che pochi, annoiati, democratici, soggetti appartenenti alla sinistra antagonista cerchino, prima verbalmente, e poi fisicamente, di impedire al leader di un partito legittimo e regolarmente iscritto alle liste elettorali di esprimersi, non rappresenta un attentato alla democrazia? Al diritto di libertà di espressione, previsto costituzionalmente? Dove sono, ora, gli eroici partigiani a difesa della Carta Costituzionale? Dei diritti dell’individuo, che amano scendere in piazza per rivendicarli? O forse alcuni protagonisti della politica nazionale non possono godere, come gli altri, dei diritti di libertà di pensiero e manifestazione?

E i rappresentati della sinistra istituzionale si rendono conto che, al di là della retorica anti-violenta, la maggior parte dei gruppi antagonisti che contestano Salvini sono, proprio da loro, indirettamente sostenuti? Quasi fossero giocattolini caricati a molla che, quando non servono più, vengono gettati in pasto alla stampa o peggio ai tribunali. Ad ogni modo, mettendo da parte la sua comprensibile esasperazione, Matteo Salvini dovrebbe essere consapevole che le bottiglie, i sassi e le uova lanciategli contro rappresentano visibilità, pubblicità, una campagna elettorale gratuita.
Forse, a non averlo compreso, restano solo gli ingenui giovani ( non troppo) dei centri sociali.