Chissà che affari il fisioterapista di Silvio Berlusconi. L’ex premier, a parte la caduta politica del novembre 2011 e quella giudiziaria dell’estate 2013, ha collezionato in questi anni una serie notevolissima di ruzzoloni fisici, l’ultimo dei quali l’altro giorno a Genova, dove ha partecipato ad una convention elettorale per il suo candidato Giovanni Toti. “Credo che tutti noi abbiamo il dovere di impegnarci, per i nostri figli, per il futuro dei nostri nipoti, perché l’Italia possa finalmente diventare un’Italia democratica, un’Italia libera, un’Italia prospera!” E poi è rotolato giù dal malefico predellino. Si è rialzato subito, riuscendo ad accusare il predellino di militanza politica di estrema sinistra: ma scendendo dal palco si vedeva che stringeva i denti. L’uomo ha settantanove anni e a quell’età le ossa sono fragili: ma ancor più fragile sembra il sogno di rivincita che il centrodestra nazionale coltiva. Sembra.

I giornali parlano di partito repubblicano, contrapponendolo idealmente al Partito Democratico. Ma l’Italia, con ogni evidenza, non è gli Stati Uniti d’America, e le nostre definizioni sono lontane dalla realtà dei fatti. La situazione attuale del centrodestra vede un Salvini arrembante con la sua Lega, un Berlusconi metaforicamente e fisicamente azzoppato, altri piccoli partiti come Fratelli d’Italia nell’orbita del più congruo movimento leghista. Certo, Salvini al 15%, con ambizioni di governo, è un risultato eccezionale, tale da conquistare i titoli dei giornali. Ma da lì a prendere un Partito Democratico anche in calo ne passa, e l’aggregazione repubblicana dovrebbe fare i conti con anime abbastanza in conflitto tra loro.

Berlusconi che ne pensa? Glissa le domande, ma nei suoi occhi una scintilla si accende, quando un cronista importuno, come tutti i cronisti, gli chiede: “La linea la detta la Lega?”. Non risponde, ma si sa che non è d’accordo. Vedrete che qualcosa farò, pensa. Non so cosa, come non l’ho mai saputo – determinate avventure si vivono senza riflettere, come una storia d’amore – ma sono ancora qui, ventuno anni dopo, ne ho fatte più di Carlo in Francia e ancora trovo gente ad attendermi in giro per l’Italia, folle plaudenti e le opportune contestazioni, una ragazza disabile che mi chiama nonno, la supporter innamorata che mi immagina ancora a palazzo Chigi, salgo sul palco e ripeto i miei slogan vecchi di vent’anni eppure ancora efficaci perché questo paese l’ho ricostruito a mia immagine e somiglianza, e pazienza se poi non si è concluso molto, il mio ozio febbrile e le mie cene eleganti non hanno fatto male come altre decisioni, prese nelle stanze buie ove non mi hanno mai ammesso, temendo il mio estro e il mio talento.

Questo si legge negli occhi di Silvio mentre il cronista lo interroga senza avere risposta. Parla anche lui di partito repubblicano, e alla fine qualcosa si farà. Ma sarà una roba da matti, stralunata e inattuale, come sempre lo sono le cose in questo Paese, che stralunato e inattuale lo è. Berlusconi lo ha sempre saputo, e ancora qualcosa, con questo segreto di Pulcinella in tasca, ci farà. Intanto l’appuntamento delle regionali si avvicina, e per il Renzi del 40,8% perdere in tre regioni su sette (Veneto, Liguria e Campania) sarebbe devastante. Il Cavaliere deve solo stare attento a dove mette i piedi.