Il ddl Cirinnà come il cavallo di Troia. Ebbene si, il disegno di legge sulle unioni civili, che giovedì inizierà il suo iter al Senato, sarebbe il mezzo attraverso il quale introdurre nell’ordinamento giuridico italiano il matrimonio tra omosessuali o meglio tra persone dello stesso sesso. Senza però specificarlo.

E ad affermarlo non sarebbero i soliti omotransfobici contrari al ddl ma proprio coloro che dovrebbero essere favorevoli a quest ultimo, votandolo. Infatti Alfredo Bazoli, deputato Pd nonché nipote del banchiere Giovanni, ha dichiarato al Foglio sabato scorso  che: “il mio sospetto è che la legge sulle unioni civili sia un tentativo incostituzionale d’introdurre surrettiziamente i matrimoni omosessuali”.

Ma facciamo un passo indietro. Perché il ddl Cirinnà, oltre a prevedere la vergognosa stepchild adoption, permetterebbe la costituzioni di unioni civili, definite “specifiche formazioni sociali”, che, in seguito alla celebrazione dinanzi ad un pubblico ufficiale e a testimoni, permetteranno ai “civiluniti” di vantare reciprocamente gli stessi diritti morali, di fedeltà, successori o pensionistici previsti dal codice civile per i coniugi. Insomma, si determinerà un’equiparazione tra unione civile e matrimonio civile, nascosta subdolamente in un disegno di legge. Così verrà creato nell’ordinamento un nuovo istituto (che sostanzialmente è il matrimonio tra omosessuali) che si scontrerà pesantemente con i nostri dettami sociali ma soprattutto giudici.

Proprio perché la legge non tutela affatto i rapporti affettivi, l’amore, la complicità sui quali si dovrebbe basare un matrimonio. Al diritto interessa che i coniugi facciano figli, che creino una famiglia, una stabilità economica e sociale. Ecco perché l’istituto del matrimonio viene previsto nel codice civile e quindi tutelato. Il fine dello sposalizio è la procreazione. E di certo, senza i “mezzucci” della figliazione eterologa, coppie omosessuali non potrebbero far figli. E quindi il matrimonio non eterosessuale, per i principi alla base delle nostre leggi, ottocentesche, borghesi,  non sarebbe contemplabile.

Attraverso il ddl Cirinnà si sta cercando di introdurre in Italia il matrimonio omosessuale. Ma non solo, infatti il disegno di legge sta diventando lo strumento con il quale portare avanti l’offensiva ideologica del gender, dell’individualismo, dell’atomismo sfrenato. Di ciò che Alain De Benoist, più di dieci anni fa, definì “Ideologia del Medesimo”, sostenuta da tutti coloro che, in questi cupi giorni della post-contemporaneità, fanno appello all’uguaglianza, ma ad un’uguaglianza puramente astratta, che non trova quasi mai corrispondenza con la realtà. Perché il disegno di legge ha come oggetto solo i presunti diritti civili dell’individuo (svincolato dagli altri) che può chiedere tutto, basta che lo desideri. Anche un figlio, se può farlo sentire felice. Uguale a chi lo circonda. Egoisticamente.

Ci si dimentica però ( senza scomodare San Giovanni Paolo, Hegel, Gentile) che l’uomo è un soggetto inter-relazionale, che vive organicamente in una comunità, in una società, all’interno di uno Stato. E lo Stato stesso trova il suo fulcro nella famiglia, quella si tutelata dal diritto il cui fine è procreare. Forse, sul ddl Cirinnà si combatterà una finta battaglia in Parlamento, inutile. Ma, come si dice in una vecchia canzone, può uno scoglio ostacolare il mare?