La reazione non equivale alla soluzione. Rivoltarsi è, però, la via migliore per opporsi all’annullamento. Non esiste canone che richieda considerazione. La reazione deve solo rispettare il principio della sovversione culturale: arringare gli animi, spingendoli alla rivolta dell’intelletto. I capovolgimenti radicali non appartengono all’epoca dell’involuzione del pensiero, in cui la segmentazione dell’assurdo si diffonde epidemicamente e l’esilio della coscienza diviene inevitabile. 

La ribellione occorre a sopprimere l’insistenza del relativismo, e ad elevare le ragioni dell’Umanità. La reazione, dunque, è il canale principale per avvicinarsi alla soluzione. Matteo Salvini inciampa spesso nella non totale comprensione di questo paradigma. E si limita nelle contraddizioni della sua inconsapevolezza. Il perenne e sbandierato sostegno a Putin, ad esempio, non coincide con talune prerogative dell’attuale Lega Nord. La prova empirica è presto sfornata dal salotto della solita Lilli Gruber, che si è apprestata a fungere da ancella accomodante per le confusionarie tesi salviniane. In virtù delle quali, Bashar al-Assad dovrebbe essere epurato dal conclave della diplomazia internazionale. Un’insulsa osservazione, in dispotica salsa occidentalista.

Geopoliticamente, la battaglia del Presidente siriano all’unipolarismo occidentale, è cardine del ripristino di un ordine sociale e pacifico nelle regioni mediorientali. Nell’ottica della polverizzazione del fondamentalismo islamista, invece, le pulsioni di Salvini a reprimere l’ISIS, convergono verso un’alleanza necessaria con la massima carica di Damasco. A meno che all’altro Matteo non riguardi esclusivamente l’elemosina elettorale, sfamando la pancia degli incazzati con la focaccia di Cerbero, condita di miele e soporifere boiate. Da Strasburgo a Lampedusa, il Comunista Padano – riciclato in Camerata di Pontida – pontifica le piccole comunità ed incensa l’autodeterminazione. Ma non lascia che siano i siriani a scegliere se deporre democraticamente il loro Presidente. La professione della tutela delle sovranità viene scongiurata dalle incoerenze di una pessima direttrice di politica estera. Prima o poi, la Lega Nord e il suo Segretario dovranno rispondere all’obbligo programmatico di prendere una netta e congruente posizione. Solidarizzare con Putin delegittimando Assad, e condannare le strategie statunitensi plaudendo a Netanyahu, sono i riflessi della notevole confusione di un propagandismo accattona-voti, senza lungimiranza, né scopo risolutivo. Il buon senso sta con Bashar.”