Lo scorso giovedì Napoli si è addormentata, nuovamente, cullata dal suono delle sirene. L’ennesima sparatoria ha attirato, ancora una volta, i riflettori mediatici sulla città campana. Stavolta , però, le cose sono andate diversamente dal previsto; a cadere vittima del fuoco criminale è stato un agente di polizia.

Giovedì 24 settembre. Nicola Barbato, 50 anni, agente di polizia, sta pedinando alcuni pregiudicati durante un’indagine antiracket. E’ insieme ad un collega in un’auto civetta della Squadra Mobile, sono entrambi in borghese.  Probabilmente, tra i pregiudicati che sta osservando, c’è il suo carnefice. Improvvisamente, uno dei banditi, entra nell’auto civetta della Polizia, preme il grilletto, poi scappa via. I vetri dell’abitacolo vanno in frantumi. L’auto è crivellata di colpi. Tra le grida della gente, Nicola si accascia. E’ gravemente ferito. Sul marciapiede un’enorme pozza di sangue. Viene immediatamente trasportato in ospedale. Attualmente le sue condizioni sono ancora critiche.

Domenica è arrivata finalmente la notizia dell’arresto del killer, si tratta di Raffaele Rende, pregiudicato napoletano. Rende avrebbe colpito l’agente della Squadra Mobile credendolo appartenente ad un clan rivale. Insomma, lo ha scambiato per un criminale. Alla sua cattura hanno partecipato numerosi agenti, tra cui il collega di Barbato, miracolosamente sopravvissuto all ’agguato. Subito dopo l’arresto, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha esultato (con un tweet) «Abbiamo catturato il presunto autore del tentato omicidio del nostro poliziotto di Napoli. Stato ancora una volta più forte».

Per tutto il fine settimana attorno a Nicola Barbato si sono stretti i colleghi. Gli hanno fatto visita il questore ed il prefetto di Napoli, addirittura il Presidente della Repubblica.

Ma l’esultanza per l’arresto e la successiva sparizione del Ministro non sono passati inosservati dalla famiglia di Barbato. La moglie del poliziotto ferito infatti ha risposto all’entusiasmante tweet di Alfano: «Il merito dell’arresto di chi ha cercato di uccidere Nicola, va per intero ai colleghi di mio marito. Che hanno lavorato notte e giorno per catturare il colpevole. Ragazzi eccezionali che mi stanno vicini facendomi sentire il loro affetto e la loro solidarietà. Nicola sarebbe orgoglioso si loro. Il presidente della Repubblica è venuto in ospedale a trovare Nicola, così ha fatto anche il capo  della polizia. Ma il ministro non l’ho visto…». Alfano è andato a fare visita al poliziotto ferito solo ieri pomeriggio, con lui il capo della polizia. Al termine dell’incontro la dichiarazione “Nicola ha una grande forza, quella degli italiani eroi che si sacrificano per il bene di tutti. Nicola era vigile, è riuscito anche a sorridere e devo dire che  mi ha dato una grande sensazione di forza ed energia fisica.” E’ risaputo, il Ministro non è nuovo alle passerelle mediatiche. Ma per quanto riguarda Napoli la situazione è delicata, perché ultimamente il pugno di ferro del Ministero non si è fatto sentire tra i vicoli della capitale campana, ultimamente tragico palcoscenico di una interminabile guerra fra clan rivali. Solo la scorsa settimana nella città partenopea ci sono state due sparatorie.

Nei primi giorni di settembre sono caduti, vittime della guerra di camorra, un 17enne ed un trentenne. Questa situazione va avanti da quasi un anno, e i risultati delle attività del Ministero tardano a manifestarsi. Inoltre, dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2014 ,a Napoli, sono aumentati i fenomeni mafiosi, di estorsione e riciclaggio. Ancora, la stessa Dia ha auspicato l’introduzione da parte dell’Esecutivo di leggi più favorevoli alla repressione dello spaccio di droga, che a Napoli sembra non avere mai fine. Insomma, non proprio un bel momento per Ministro.