Scandiscono «O-NE-STÀ!, O-NE-STÀ!, O-NE-STÀ!», e ne hanno ben donde, in tutte le piazze del Paese e tanto più a Palermo, dove qualche settimana fa hanno celebrato con successo Italia 5 Stelle e ritrovato un leader che non se n’era mai andato. Ma ciò che avviene oggi nel capoluogo siciliano, dove il M5S si trova a fronteggiare una nuova grana – quella delle firme false ravvivata dalla trasmissione Le Iene e all’attenzione della magistratura sin dal 2012 – non può essere ignorato sopratutto perché confligge con quel grido, con l’onestà elevata a valore politico a dispetto di Croce e di settant’anni di storia della Repubblica, e con il desiderio sincero di tanti attivisti che nel Movimento e nei suoi vertici hanno riposto speranza e fiducia – e guai a tradire specialmente la prima, in una terra che di speranza è vissuta e continua a vivere, morendone un po’ ogni giorno.

Un tradimento si sarebbe consumato, insomma, se l’inchiesta sulle firme false depositate alle Comunali palermitane del 2012 dovesse risolversi con una condanna. Il blog – il famigerato blog – afferma di confidare nella magistratura e di essere parte lesa in questa vicenda. La domanda è come sempre “Qualcuno sapeva?”, ma non suona più tanto nuova nei confronti del Movimento dopo i fatti di Roma e le ammissioni di colpa di Di Maio e dello stesso Grillo. “Facciamo anche noi qualche cazzatina”, aveva sintetizzato il comico-ritrovato leader. Ora si apprende che forse le cazzatine le facevano già prima, sin dalla fase aurorale del Movimento che di lì a poco si sarebbe affermato come primo partito in Italia. Il problema vero non è nemmeno la risultanza penale di queste vicende – che non sappiamo se e come arriverà -, ma che ci stiamo abituando al fatto che anche il Movimento abbia i suoi peccatucci, che i puri non siano poi così puri, che la speranza anche questa volta debba ritornare nel Vaso di Pandora e morire.

Specialmente la Sicilia ne ha paura, della morte della speranza. Una stagione politica e civile nata dalle stragi di mafia e dall’exploit criminale in tutte le sue fattispecie – la connivenza mai interrotta con la politica, l’economia, i salotti -, il desiderio di legalità quanto mai sincero e non solo elettorale, la speranza (appunto) di costruire una Sicilia migliore, e farlo con il M5S che già quattro anni fa mostrò i muscoli, e con quel Cancelleri che adesso vorrebbe riprovarci, tutto ciò rischia per molti attivisti e per la “base” del Movimento di perdersi nella più retriva forma di illiceità politica – le firme false, roba da Prima Repubblica. Qualcuno direbbe un peccato, proprio ora che la Regionali del 2017 fanno sognare alle cinque stelle l’affermazione più netta. Qualcun altro direbbe un complotto, ricadendo nella teoria delle “cazzatine”. Eppure ci si sarebbe aspettati di meglio che un’autoassoluzione.