A quanto pare il primo maggio dell’anno scorso a Milano, mentre i cosiddetti black block mettevano a ferro e fuoco la città, le forze dell’ordine ricevettero direttamente dal Ministero dell’Interno il preciso ordine di lasciarli fare e di non intervenire. Questo quanto uscito mercoledì all’apertura del processo a quattro giovani che quel giorno erano tra i black block. Per tramite del proprio legale il Ministero ha infatti dichiarato, nella richiesta di costituzione di parte civile, che “se i manifestanti hanno potuto, in qualche misura, “scatenarsi”, ciò è stato consentito dalle forze dell’ordine al fine di salvaguardare l’incolumità degli stessi imputati”.

Tutto era parte di una precisa strategia quindi. Se tutti quanti la sera del primo maggio pensammo che le forze dell’ordine e le istituzioni avevano dimostrato un’ennesima volta la loro inettitudine nel gestire una situazione di tensione come quella che si era creata quel giorno, ebbene ci siamo sbagliati. A distanza di quasi un anno scopriamo che non furono le forze dell’ordine a essere incapaci, non le istituzioni (il comune, il ministero) a essere andate nel pallone, niente di tutto questo. Era tutto previsto, faceva già tutto parte del piano. Un piano secondo il quale la miglior cosa da fare, mentre il capoluogo lombardo aveva gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, era lasciare che quegli individui devastassero la città, per di più, ci dicono, per tutelare la stessa loro incolumità.

A scuola, nelle aule universitarie, sui manuali viene a tutti noi raccontato che una delle caratteristiche tipiche dello Stato moderno è il “monopolio dell’uso della forza”. A Milano la forza invece l’hanno usata i manifestanti, distruggendo banche, vetrine e macchine, mentre lo Stato, quello Stato che per farsi ubbidire, unico, ha la possibilità di utilizzare legittimamente la violenza, quello Stato lì è rimasto a guardare. Seduto in prima fila, assieme a tutto il resto del mondo. Sembra che sia tutto sottosopra, risulta difficile orientarsi in una tale stortura, in questo caleidoscopio dove i ruoli sono invertiti, scambiati.

Al danno delle devastazioni e della figuraccia mondiale abbiamo comunque già aggiunto la beffa, ossia il fatto che non fu incapacità ma un piano scientemente architettato a determinare l’andamento dei fatti. Ma c’è di più, una beffa bis da sommare al totale. Poiché mercoledì l’ammissione dell’esistenza dell’ordine ministeriale di lasciar “scatenare” i manifestanti è stata presentata in suffragio della richiesta dello stesso ministero di 300.000 euro, in ristoro dei “danni all’immagine, a causa dell’obiettiva perdita di credibilità, correttezza e affidabilità dell’azione amministrativa davanti ai cittadini”. Stupendo. Prima li lasciano fare e poi chiedono risarcimento per il danno alla loro stessa credibilità. La classica immagine del cane che si morde la coda in questo caso non aiuta minimamente a rendere l’idea della confusione e del non senso che devono albergare nelle menti dei signori che dalle loro imbottite poltrone ministeriali ci governano.

Una simile strategia, con uno Stato che, di fronte a dei violenti che mettono in pericolo infrastrutture e cittadini, abdica alle sue fondamentali funzioni di tutore dell’ordine pubblico pur di non infliggere qualche sana manganellata politicamente scorretta a delle teste un po’ troppo calde, a cosa può portare? Siamo di fronte all’ennesimo esempio in cui la legge e le istituzioni proteggono e assicurano di più chi delinque rispetto a chi invece si vede leso nei suoi diritti, un po’come nella vecchia storia di chi ferisce il ladro sorpreso in casa a rubare e poi si ritrova a dovergli corrispondere risarcimenti milionari. Lo Stato dunque ha il dovere primario di difendere l’incolumità di personaggi dediti alla violenza e alla distruzione oppure quello di tutelare l’ordine pubblico e il diritto alla sicurezza di tutti gli altri cittadini rispettosi della legge e delle istituzioni? Sembra che l’ossessione per un pacifismo ipocrita e per il politicamente corretto ci stia portando a invertire tutti i poli. I buoni diventano cattivi e i cattivi diventano buoni. Tuteleranno allora, come con i black block, la nostra incolumità quando ci saremo definitivamente stufati di questo andazzo? Questo è tutto da vedere.