Nell’era di Internet, il sistema politico ha visto una pericolosa quanto deleteria sostituzione della “vecchia” partecipazione territoriale (comizi, assemblee, circoli) con una nuova forma di “democrazia emotiva”. Se il vecchio sistema, quello delle dichiarazioni di guerra annunciate in pubblico e dei discorsi di piazza che rimbombavano volitivi in ogni angolo del paese, permetteva al politico di raccogliere consensi attraverso la diffusione di ragionamenti ponderati risultanti da forti ideali, oggi tutto ciò sembra ridursi in un misero personalismo mediatico, televisivo, sociale. L’era delle tv e dei social network riduce sempre di più le distanze del rapporto politici-cittadini, regalandoci la misera illusione di avere maggiore voce in capitolo. Illusione, appunto. Demagogia.

Che la nuova comunicazione politica abbia preferito sostituire l’uso del logos con la violenza verbale pronta a sfociare nell’attacco personale in assenza di argomentazione, questa non è certo una novità dei nostri giorni. Anni di “antiberlusconismo da professione” testimoniano in che modo, quasi sempre, l’attacco all’uomo piuttosto che al politico (argomento ad “hominem”, Ruth Amossy) abbia rappresentato un’arma terribilmente efficace nelle mani di chi detiene un potere ben più grande. Questo però, quando a colpirsi sono soggetti che iniziano il confronto su uno stesso piedistallo, anche se poi uno dei due finisce per ritrovarsi a terra. Oggi invece anche quel valore basilare sembrerebbe essersi nascosto dietro la tastiera di pc. Provocazioni, insulti, offese gratuite. Benvenuti nell’era delle irresponsabilità politiche, dei selfie ridicoli, del protagonismo malato, del tweet cancellato. Avreste mai immaginato un Giorgio Almirante o un Pietro Nenni insultare una ragazzina per il suo peso?

La vicenda del giovane cantante, Fedez, definito da Maurizio Gasparri un “coso colorato” la dice già lunga sui parametri di giudizio di una società badata sul costume e sull’apparenza, sulla falsità e sulla convenienza. Tutt’altro che normale però- tanto da far realmente paura- è quando l’attacco ad hominem viene sferrato nei confronti di una ragazzina per via del suo peso. Atteggiamenti tipici di una Belen tanto carina quanto povera di spirito e di pudore, ma sicuramente deplorevoli e vergognosi da parte di chi, a quasi sessant’anni, si ritrova a ricoprire la carica di Vice Presidente del Senato della Repubblica Italiana, dopo essere stato Ministro delle Comunicazioni sotto il governo Berlusconi. È la ridicolarizzazione della politica stessa, lo svuotamento del sul concetto platonico, la miseria di una falsa democrazia responsabile dello sradicamento delle giovani generazioni dalla loro stessa identità. Da chi dovrebbero sentirsi oggi rappresentati? Dal giovanotto che si diverte dalla Barbara D’Urso o dal Gasparri che invita una quattordicenne a dimagrire? “Meno droga, più dieta, messa male”, proprio una esternazione tipica di chi dovrebbe rappresentare il popolo italiano, di chi dovrebbe decidere del futuro di quelle stesse generazioni mentre, da bravo esperto di comunicazione, insegna loro che la legge non è mai uguali per tutti.