di Emanuele Mastrangelo 

La grande sconfitta della maturità è la cultura italiana. Secondo “Repubblica” il tema più gettonato è stato quello su cellulari e social media, mentre della storia italiana e dei problemi della vita civile (“educazione civica” si chiamava ai bei tempi che furono) non importa nulla alla stragrande maggioranza degli studenti. Quando è stato fatto il programma d’esame i dottori dell’Istruzione si saranno fregati le mani… Resistenza in addirittura due tracce (quella di Storia e quella di Letteratura, col romanzo di Calvino ambientato durante la Guerra Civile), evitato alla grande ogni riferimento ai cento anni dalla Prima guerra mondiale e citazioni a non finire su altri topos di attualità: immigrazione, economia globalizzata, premi nobel per la pace… Eppure, a quanto sembra, il tema sulla Resistenza non ha avuto successo, anzi è stato proprio snobbato, assieme a quello sui problemi socio-economici: della serie, “l’economia non ci importa” (anche perché ci mantiene papà), e “la storia è roba da sfigati”. Insomma, i ragazzi italiani si guardano l’ombelico, dopo averlo fotografato con lo smartphone e postato su Instagram

Ma con tutta probabilità il motivo per cui è stato snobbato il tema di storia – tutto sommato un goal a porta vuota per chi è cresciuto con un indottrinamento culturale permanente su questi argomenti – è anche un altro: la traccia non era incentrata sul partigiano fazzoletto-e-stella-rossa, stereotipato, eroe avventuroso alla Che Guevara che è stato inculcato nelle menti dei giovani. Esso parlava di un ufficiale del Regio Esercito, in uniforme, già eroe di guerra, un uomo d’altri tempi, con la schiena dritta e soprattutto in testa un suo solidissimo concetto di Patria. Una Resistenza cancellata per settant’anni a tutto vantaggio di quella – mitologica – declinata in salsa rossa. E così possiamo immaginare che nelle teste dei ragazzi abituati da scuola e massmedia a pensare a una dimensione, senza profondità, per bianchi-e-neri netti e senza sfumature, la cosa sarà sembrata un controsenso. Confusione, smarrimento, paura… “ma come, la patria è un’idea fascista…”, “ma qui si saranno sbagliati…”, “ma che roba è, se magna?…”.  La conclusione è stata: “meglio parlare di cellulari che ne capiamo de più, và…”.

E così, quei dottori dell’Istruzione che si erano fregati le mani per aver fatto l’asso piglia tutto in questa maturità nel Centenario della Grande Guerra e nel 750° anniversario della nascita di Dante, sono rimasti scornati. Niente peana, niente cori “Bella ciao” nei temi di maturità. Già le prime reazioni dell’ANPI sono state stizzite: “Su tema Resistenza molti ragazzi non sanno abbastanza” e “L’impressione che abbiamo andando nelle scuole è che spesso gli insegnamenti siano insufficienti” riferisce sempre “La Repubblica”. Insomma, le conseguenze di una carbonizzazione culturale non sono indolori anche per chi è l’autore materiale della carbonizzazione… e sicuramente qualcuno nei piani molto più alti di quelli alti della nostra Repubblica si starà ora fregando le mani vedendo che un’intera generazione del Paese (un tempo) con la più alta cultura scolastica del mondo, ora parla solo di cellulari. Missione compiuta. La cultura italiana si è carbonizzata.