Zbigniew Brzezinski, politologo statunitense e Consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Carter, in “A Geostrategy for Eurasia” nel 1998, scriveva: “Ciò che avverrà nella distribuzione del potere dell’intera Eurasia sarà di decisiva importanza per la supremazia globale dell’America e per il suo destino storico”. Poi, sempre nella stessa opera continuava l’analisi, suddividendo l’operazione di controllo di Washington sull’Eurasia in una serie di tappe : “nel tempo breve (cinque anni circa), bisogna impedire che nello spazio eurasiatico si crei una coalizione ostile agli Stati Uniti, nel tempo medio (vent’anni circa) bisogna creare “partners strategicamente compatibili” per un sistema di sicurezza trans-eurasiano”.

Brzezinski, già nel ’98, butta giù un programma per l’imperialismo americano del terzo millennio da imporre all’Europa, agli Stati dell’allora Comunità Europea, e alla Russia appena uscita dal “sogno sovietico”. E l’analista di origine polacca ci vede chiaro, le sue parole sembrano profetiche. Anche perché, ad oggi, le cose vanno esattamente come aveva predetto, almeno per quanto riguarda l’Europa. E Matteo Renzi sembra essere il miglior “partner strategicamente compatibile” per gli interessi degli Stati Uniti in Italia e in Europa.

La corsia preferenziale, o meglio i rapporti diretti del Governo Renzi con Washington sono facilmente dimostrabili, e non solo guardando ai recenti fatti di Sigonella, ma soprattutto pensando che, dopo lo scandalo delle intercettazioni dell’Nsa nei confronti di Berlusconi, a Palazzo Chigi non si sia spesa una parola per l’evidente violazione della sovranità italiana.

Ma per comprendere perché Matteo Renzi avvalli spesso e volentieri le decisioni di Washington in Italia è necessario fare un passo indietro. Fino al 2009 per l’esattezza, quando dal “Time” arrivò l’effettiva consacrazione americana nei confronti dell’allora Presidente della Provincia di Firenze Renzi, politico quasi sconosciuto oltre oceano. E, proprio sull’autorevole magazine americano, uscì un articolo firmato Jeff Israeli nel quale si diceva sostanzialmente che Renzi sarebbe stato colui che avrebbe traghettato il Partito Democratico fuori dal pantano nel quale era sprofondato durante la segreteria Veltroni. Renzi era, proprio da Israeli, indicato come il ragazzo che avrebbe “rottamato” il Pd.

Poi Matteo è cresciuto, e sappiamo la storia come è andata a finire. La guerra interna al Pd, l’elezione di Renzi alla guida del partito e infine la nomina a capo dell’esecutivo.

Nel 2014 Renzi si propone definitivamente come l’uomo della rottamazione, o meglio come colui che si discosterà dalle scelte politiche di Monti e Letta. Ma conosciamo anche questa storia. La rottamazione non arriverà mai. Ciò che arriva è un “rimpastone” di democristiana memoria.

E intanto Matteo continua ad occupare quella stanza che affaccia su Piazza Colonna, illegittimamente. Ma quell’occupazione, ad oggi, è garantita da fedelissimi di Washinton in Italia. Non si potrebbe, altrimenti. Amicissimi, guarda caso, di Renzi. Insomma, un classico: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Ma con chi va Renzi? Da chi è garantita quell’occupazione?

Il primo lo conosciamo tutti. E’ Pier Carlo Padoan, attualmente Ministro dell’Economia. E’ colui che il premio Nobel Krugman ha definito la “cheerleader dell’austerità”.  Un passato nella Banca Mondiale, poi il primo incarico alla Commissione Europea. Il salto di qualità nella BCE, passando, poi, al Fondo Monetario Internazionale e infine all’Ocse a fare l’economista capo. Gli innumerevoli incarichi presso le istituzioni europee sono evidenti, come, d’altronde, è evidente il conflitto di interessi tra l’attuale e i passati ruoli che ha Padoan ha rivestito.

Il secondo amico di Renzi e degli interessi di Washington è il finanziere Davide Serra. Bocconiano doc. Nel 2013 stringe a sé Mario Monti. Un anno dopo arriva l’illuminazione. Si allontana dal professore per inviare una mail a Renzi, “Matteo di cosa hai bisogno?” gli chiede. Da lì inizia la sua amicizia con il Premier. Serra è l’uomo dell’alta finanza. E’ colui che sa come va il mondo. Inizia la sua carriera ad UBS nel 2000. L’anno dopo lo accolgono, naturalmente, a Morgan Stanley. La sua consacrazione arriva ,però, nel 2006 quando costituisce il fondo speculativo “Algebris” che non si capisce bene cosa faccia e dove lo faccia. Si sa solo che ha sede legale alle Cayman. E all’accusa di evadere le tasse, Serra risponde che paga i tributi a sua maestà britannica, dato che la sua vita si svolge prevalentemente a Londra.

Il terzo è Marco Carrai. Amico  di Matteo e suo braccio destro dai tempi della Margherita. Schivo, silenzioso, vicino all’Opus Dei e alla finanza laica. Una contraddizione sì, ma che conviene. Ex ad di Firenze Parcheggi, è stato anche Presidente di Aeroporti Firenze e membro del board della scuola Holden di Baricco. Può essere definito come l’uomo “israeliano” di Matteo. Come colui che ha rapporti diretti con Tel Aviv. E’ membro della “Your Future”, società di sviluppo di sistemi informatici. Il suo socio è niente poco di meno che Riccardo Pacifici, illustre membro della Comunità ebraica romana. Forse, a breve, Renzi addirittura fonderà una Agenzia di sicurezza informatica a capo dei Servizi Segreti da affidare all’amico Marco. Ed oltre alla sua amicizia con l’ambasciatore americano John Phillips, Carrai può vantare di essere in ottimi rapporti con  Michael Ledeen, secondo il giornalista Santamaria, “testa da ponte che unisce Renzi a Napolitano”.

E proprio Leeden è il nostro quarto uomo. Il più importante mediatore tra Renzi e Washington. Repubblicano convinto. Un passato fatto più di ombre che luci. Ex consulente del Sismi durante la strategia della tensione, il suo nome è accostato ai momenti più bui della storia d’Italia, dal rapimento Moro fino alla strage di Bologna. E’ stato considerato fra i responsabili dei falsi documenti utilizzati dal Congresso USA per promuovere la guerra contro Saddam. Strenuo sostenitore della teoria della “destabilizzazione del Medio Oriente” a favore del Nuovo Ordine Mondiale a stelle e strisce, è stato ritenuto dal giudice Imposimato, nel 2006, come colui che effettivamente tramava per la guerra in Siria. Il giornalista Santamaria, ancora, lo ritiene il mediatore tra Matteo Renzi e Giorgio Napolitano. E qui il cerchio si chiude. “Enrico stai sereno”, esclamava Matteo, Palazzo Chigi arrivo! E’ la politica, anzi è l’Italia, bellezza!