Sono passati ormai dieci giorni dal blitz delle forze dell’ordine che ha dato ufficialmente inizio allo scandalo Mafia Capitale, che vede implicati politici, mafiosi e personalità di successo in diversi ambiti. Molti gli indagati, tra giunte comunali e collaboratori, appartenenti ai diversi partiti del nostro sistema politico, segno evidente di una corruzione trasversale agli schieramenti. Ma mentre i leoni della politica si additano a vicenda tirando in ballo esponenti di partiti opposti, come se bastasse un nome in più dall’altra sponda del Parlamento per sentirsi esenti da responsabilità, vogliamo lanciare una provocazione: e se il sindaco Marino, famoso per inettitudine ed incapacità, avesse messo i bastoni fra le ruote ad un sistema di corruzione che non accennava a spezzarsi? Se la sua innata inadeguatezza ad amministrare e gestire una città come Roma non gli avesse tuttavia impedito di resistere ai ricatti dei “padroni di Roma” ?

Premesso che le indagini sono in corso, e che lo status di indagato non certifica la colpa fino al giorno della condanna, si possono fare ipotesi su presunti colpevoli e probabili innocenti, collaboratori del sistema e suoi oppositori. Ciò che è certo è che tra gli indagati ed arrestati vi sono diversi volti conosciuti, personaggi che militano nei circoli della malavita da diversi anni e che, grazie alle coperture ed agli agganci con la politica e le cupole di potere, sono ancora nel giro. Stiamo parlando, tra gli altri, di Massimo Carminati, “Il nero”, ex terrorista di destra e successivamente membro attivo della Banda della Magliana. Nessuno lo dice, tutti lo sanno: i membri della malavita romana hanno sempre avuto, e ad oggi hanno, l’appoggio e la copertura della politica, o di alcuni dei suoi settori. Questo spiega perché Carminati, in passato coinvolto in un gran numero di casi giudiziari, ultimo ma non ultimo la Strage di Piazza Fontana, si trovava a piede libero fino a qualche giorno fa. Dalle intercettazioni telefoniche degli ultimi giorni, è emerso un elemento importante: alla mafia romana non importa chi vinca le elezioni comunali, purché chiunque occupi la poltrona non tocchi determinati interessi.

Abbiamo già accennato e sottolineato il mandato fallimentare del sindaco Marino: unioni gay celebrate al comune di Roma senza una legge delle Repubblica, aumento del costo della vita nella città, degrado ambientale e politiche d’integrazione fallimentari. Ma la domanda è: perché Carminati è stato arrestato? Perché sono usciti fuori certi nomi? Perché le “coperture” non sono state bastate? Si potrebbe supporre che l’attuale sindaco di Roma non abbia accettato determinate condizioni, che nel suo mal gestire pratico si sia onestamente opposto a certe logiche di potere nelle quali altri prima di lui hanno preferito non immischiarsi, lasciando alla criminalità romana lo spazio richiesto. Un’imprevista manovra del sindaco potrebbe aver fatto scricchiolare certi equilbri. Il sindaco ora chiede la scorta, e afferma di non aver mai avuto contatti con Buzzi, anch’esso indagato, se non il 29 giungo scorso durante una visita alla sua cooperativa in piena campagna elettorale. Le foto che testimoniano l’incontro tra i due risalgono effettivamente a quel giorno. Se questo spunto di riflessione dovesse rivelarsi corretto, la figura di Marino andrebbe rivalutata, quantomeno da un punto di vista umano. L’augurio è che la giustizia faccia il suo corso, che emerga prima o poi una versione ufficiale dei fatti e che vengano condannati i colpevoli e scagionati gli innocenti.