Non è certamente un fatto nuovo che il Meridione, terra di briganti, bellezza e povertà, abbia alle sue spalle un passato difficile, fatto di totale abbandono istituzionale e frequenti e rovinose amministrazioni nel corso della storia italiana pre/post-unitaria. Già le politiche di ricostruzione economica del dopoguerra furono dominate da un atteggiamento semplicistico da parte della classe dirigente, democristiana nel caso in questione, la quale credette di poter risolvere la questione meridionale attraverso la creazione del noto ente pubblico denominato “Cassa del Mezzogiorno”: un’iniziativa che partì con presupposti positivi, ma che fu poi attraversata da innumerevoli episodi di illegalità, quali la mafia degli appalti (molti dei quali erano anche in mano a imprenditori settentrionali) e lo sperpero di denaro pubblico.

Sebbene, nel corso del tempo, il divario economico fra i due poli del Paese sia diminuito, oggi tuttavia, nel panorama attuale della crisi, esso ha inesorabilmente subito un nuovo aumento. Il Mezzogiorno rientra dunque nel preoccupante dato del 2015, che registrava la chiusura di più di 82mila aziende italiane, oltre che la perdita di 29mila impiegati nei servizi non finanziari e 27mila nella distribuzione. A essere colpito, dunque, è soprattutto il settore terziario.

La legge di Stabilità, tanto attesa e tanto elogiata dal presidente del governo, avrebbe dovuto presentare un “Master plan” per il Sud, come affermato dallo stesso Renzi. Le aspettative sul “grande” piano di sviluppo economico sono state in breve tempo disilluse dall’annuncio dello stanziamento di soli 450 milioni di euro ad opera del governo, dei quali 150 sono utilizzabili a partire da quest’anno. Si tratta, dunque, di briciole, di una vera e propria beffa, oltre che truffa, la quale potrebbe risolvere ben poche questioni che attanagliano il meridione. Enormi polemiche sono scaturite dal dibattito parlamentare, sia nell’area di centro-sinistra sia di centro-destra. Alcuni esponenti del governo hanno lamentato un’insufficienza di provvedimenti legislativi sulle politiche del Meridione. In particolare, Zanetti, leader di Scelta Civica, pur di risolvere la questione sullo stanziamento di fondi per il Sud, ha addirittura fatto richiesta per la creazione di un Ministero della Coesione con forti deleghe. Il Movimento 5 Stelle, all’opposizione, ha duramente contestato l’inconsistenza pragmatica dei provvedimenti presentati. Il Governo ha risposto affermando che  sono stati destinati 800 milioni di euro per la bonifica dell’ Ilva di Taranto, 150 milioni di euro all’anno per il 2016 e 2017 per la rivalorizzazione della Terra dei Fuochi e fondi ulteriori per la realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria sulla tratta Napoli-Bari. Trattasi di spese ingombranti, inutili e circoscritte a ridottissime aree geografiche, molto simili alla politica fallimentare delle “Cattedrali nel deserto”, (di cui il complesso Ilva è un mal riuscito prodotto), che non ha portato all’industrializzazione e allo sviluppo massiccio del territorio.

Il Sud Italia necessita, al contrario, di investimenti economici ma a diffusione capillare. Lo hanno ben compreso perfino i giovani liberisti di Confindustria, il cui rappresentante Marco Gay afferma che è necessario un progetto di politica industriale, necessariamente legato a un programma di rilancio per l’intero Paese, un progetto che non è stato mai ideato.

E’ vergognoso come le politiche capitalistiche e liberiste, di matrice europea, stiano attuando una volontaria e cieca strategia di “sotto”sviluppo del Sud, nel loro comodo silenzio e nella più totale indifferenza. Ciò traspare dalla progressiva diminuzione di investimenti nel settore della ricerca e dello sviluppo d’impresa, per cui è ovvio che 150 milioni di euro non potrebbero far fronte a una finanziaria pari a 27 miliardi, fatta di tagli alle spese pubbliche e sacrifici collettivi. Ovviamente, tutto ciò non basta a placare la falce della mortifera truffa europeista. I settori pulsanti dell’economia meridionale, come l’agricoltura olearia pugliese, devono essere abbattuti, (con o senza Xylella), per lasciare posto ai colossi della coltivazione internazionale quali la Monsanto. Gli incantevoli paesaggi marini devono essere trasfigurati in nome delle grandi opere pubbliche, quali la Tap, che non apporteranno alcun beneficio al tessuto sociale. Il tutto non può che avvenire sotto gli occhi di un governo che lascia usurpare il proprio territorio dagli avvoltoi della speculazione, con la beffa dei discorsi rassicuranti a un popolo ritenuto stupido e narcotizzato dalla vita virtuale (e ancora, in effetti, non abbastanza cosciente da reagire).

Non è una questione di campanilismi, nazionalismi o regionalismi di sorta. Piùttosto, la medicina migliore consisterebbe nel ritrovare un minimo di orgoglio ed entusiasmo nella storia del proprio territorio o Paese, il ricordo di esser stati, a suo tempo, un grande esempio di cultura e civiltà quale la Magna Grecia. Soltanto rispolverando le proprie radici e ripulendone le contraddizioni del provincialismo si potrebbe meglio apprezzare l’essere cittadini del mondo (e non della globalizzazione), contrastando così i nemici che navigano sulle debolezze collettive.