Durante tutte le feste natalizie non si è fatto che parlare degli intrallazzi che stanno avvenendo nel comune campano di Quarto, amministrato dal Movimento 5 Stelle. Un consigliere comunale penta stellato che ricatta il sindaco del suo stesso partito, Rosa Capuozzo, per favorire un imprenditore, tale Alfonso Cesarano, vicino al clan Polverino; un soggetto vicino allo stesso clan che in alcune intercettazioni telefoniche dichiara che l’importante è far votare a tutti M5S, che bisogna portarci pure le vecchiette ottantenni a votare; il silenzio imbarazzante della dirigenza del partito. Una serie di elementi che letti in combinazione gettano un’ombra davvero sinistra sul movimento fondato da Beppe Grillo. Le indagini dimostreranno colpe e responsabilità di ognuno, ma un fatto del genere peserà comunque enormemente sulla reputazione di un partito come il Movimento 5 Stelle.

Il movimento dei cittadini, della gente, il movimento dei duri e puri, che ha fatto da sempre dell’onestà un cavallo di battaglia, il quale improvvisamente sembra così simile a tutti i partitelli dell’inciucio, della corruzione e della collusione. È davvero strano sentire accostare al movimento grillino parole come camorra, estorsione. L’impressione che si ha dopo aver letto di questa torbida faccenda è che il movimento dei cittadini si sia col tempo adagiato sugli allori, trovando tutto sommato comode le soffici e imbottite poltrone del potere. La rivoluzione tanto promessa e chiacchierata non è avvenuta. I meccanismi perversi del potere e i suoi attori sono rimasti gli stessi, e ora sembra che in questo meccanismo si siano gettati anche gli stessi grillini. Si obietterà che le indagini potrebbero scagionare tutti, e che il semplice fatto che un personaggio legato a un clan camorrista organizzi una mobilitazione per votare un certo partito non costituisca reato. Ed è Vero.

Ma anche se le cose andassero così il Movimento non ne uscirà bene. Il suo nome stona enormemente sulla bocca di personaggi di dubbia reputazione come Cesarano, o peggio ancora come lo scomparso boss casalese Carmine Schiavone, che più volte espresse forte apprezzamento per i 5 Stelle, arrivando a dire che “ La mia famiglia ha fatto votare Cinque Stelle”. Grillo e la dirigenza avrebbero dovuto prendere pubblicamente e in maniera netta le distanze da certi ceffi,  ma non l’hanno fatto. E questo si ripercuoterà sul consenso e sulla credibilità di tutto il Movimento, giacché se il consenso dei vari PD, Forza Italia, NCD è già al netto dei vari scandali che puntualmente coinvolgono tali partiti, quello dei pentastellati si fonda in gran parte sulla pretesa integrità morale degli stessi. Integrità morale nella quale però ora si apre una profondissima crepa, che certo sortirà l’effetto di mandare giù il consenso e la fiducia nei confronti del partito.

Se il Movimento 5 Stelle esce così da questa vicenda, non meglio ne esce il PD, che non ha perso l’occasione per dimostrare nuovamente tutto il suo doppiopesismo e la sua idea di giustizia a senso unico. Il partito di governo infatti con lo scoppiare di questa vicenda è subito entrato in subbuglio, approfittando dell’occasione per picchiare duro sul partito di Beppe Grillo,  mobilitandosi a livello locale, nazionale, finanche europeo, nella persona dell’onorevole Pina Picierno (sulla quale è meglio non fare commenti), la quale è addirittura calata da Bruxelles fino al municipio di Quarto, per manifestare insieme a centinaia di democratici per lo scioglimento della giunta, al grido “L’onestà tornerà di moda”. Meno male. Non da meno il commissario PD romano Orfini, che anzi ha avuto l’ardire di tuonare: “Hanno la camorra in casa e invece di affrontare il problema sbraitano contro tutti”. Il signor Orfini evidentemente si è già dimenticato di quando la mafia in casa ce l’aveva lui, a Roma, di quando grazie al candore (per limitarci all’eufemismo) dell’ex sindaco PD Marino il Campidoglio era divenuto la pubblica mangiatoia della peggior criminalità romana, la quale stipendiava e veniva a patti con politici ed esponenti della sinistra capitolina. Ha dimenticato anche tutti gli arresti che seguirono in casa PD a Roma.

Quando scoppiò lo scandalo di Mafia Capitale dove erano gli Orfini, le Picierno, i manifestanti dem indignati? Sotto il Campidoglio non c’erano manifestazioni di piddini indignati, bensì folle di sostenitori del sindaco.Alla luce di ciò, il PD che oggi finge di indignarsi per le vicende di Quarto risulta alquanto ridicolo, nonché ipocrita, alla pari di un qualsiasi scontatissimo bue che dà del cornuto all’asino. Un PD che come al solito, per richiamare un’altra massima, si preoccupa della pagliuzza nell’occhio altrui, non vedendo le innumerevoli travi che ha nel proprio.