“Ma come parla? le parole sono importanti” diceva un immenso Nanni Moretti, rivolgendosi, nel celeberrimo film “Palombella Rossa”, ad una donna, che gli parlava utilizzando praticamente solo termini presi in prestito dalla lingua inglese.Correva l’anno 1989 e, con la caduta del muro e la dissoluzione del blocco sovietico che sarebbe avvenuta poco dopo, il colonialismo culturale americano iniziava a radicarsi.

Se una volta, chi era solito adoperare un linguaggio pregno di anglicismi era vittima di sfottò, oggi la situazione si è capovolta: chi non si doti di un gergo “up to date” è additato come conservatore e retrogrado, come una persona che non vive nel mondo globalizzato e che non si sa adattare all’ambiente che lo circonda. Perché l’inquinamento della lingua italiana si tratti effettivamente di un mezzo di colonialismo vero e proprio, seppur in forma poco percepibile, è presto detto: creando confusione nella mente di una persona è più semplice, sfruttando appunto il caos creato ad hoc, fiaccare le resistenze a delle decisioni imposte dall’alto.

Per chi abbia letto 1984 di Orwell l’analogia tra la sostituzione di parole di uso comune con quelle straniere e il lavoro di eliminazione di lemmi perpetrato dal ministero della propaganda del Grande Fratello è palese ma la tragica differenza che caratterizza i due scenari è che oggi siamo noi stessi a fare ciò che nei regimi totalitari era compito di un corpo di polizia segreta.

Il fine è molto semplice: eliminando gli strumenti del pensiero risulta quasi impossibile formulare dei ragionamenti che vadano oltre una certa complessità. Il fulcro della globalizzazione è l’amalgamazione culturale, su modello della fusione di etnie avvenuto nel nuovo mondo o, per restare in tema, il melting pot. Svuotando un popolo della sua radice più profonda e viva si ottiene, appunto, questo risultato. La conseguenza di ciò, nonché l’unico motivo, è l’imposizione di una cultura dominante.

Prendiamo per esempio il caso delle adozioni di figli da parte di coppie omosessuali: tramite questo lavaggio del cervello (difatti li chiamiamo gay) e il bombardamento continuo dei mezzi di informazione quali, ad esempio,la televisione, oggi questa posizione viene vista con sempre maggior favore..o quanto meno risulta sempre meno chiara.

Legittimo si potrebbe dire, se non fosse che chi si azzardi ad esprimere un parere contrastante venga accusato, seduta stante, di omofobia e di essere un retrogrado conservatore, senza possibilità di replica. Per citare un altro esempio di questa invasione si possono considerare i modelli di icone musicali offerte: ragazzi, se così si possono definire, glabri come lombrichi, o ragazze conciate come prostitute ed educate come degli scaricatori di porto. La nostra terra è stata sempre sinonimo di eleganza e classe, quello che ci propinano non ci appartiene, è figlio della società americana.

Parlare correttamente la lingua italiana è, oltre che un inequivocabile segno di appartenenza ad una cultura millenaria, un atto civile di resistenza alle imposizioni di un oppressore che ha ordito un capolavoro di propaganda e che, tristemente, il popolo ama.