Tra giardini, fontane e palazzi che ricordano il Vicino Oriente dovrebbe nascere la prima Università islamica italiana. A Lecce, per la precisione. Proprio in Puglia, terra che per volontà imperiale fu incontro di civiltà. A portare avanti questo progetto è Giampiero Khaled Paladini, imprenditore salentino convertitosi all’islam ed attualmente presidente del Confime: il Consorzio imprese del Mediterraneo. Lui ha creato da circa un mese la fondazione “Università islamica di Lecce” che è l’ente attraverso il quale l’università stessa e i suoi progetti verranno promossi. La fondazione di Paladini, però, non ha ancora ottenuto il via libera del Miur, il Ministero dell’Istruzione, e quindi, per ora, l’Ateneo d’ispirazione islamica non può nascere formalmente né iniziare le proprie attività. Come ha spiegato lo stesso Paladini al Giornale : “Una domanda vera e propria per il riconoscimento al Miur non è stata presentata anche perché le pratiche sono già chiuse, dobbiamo aspettare gennaio dell’anno prossimo. Fino a quel momento bisogna mettere a punto alcuni tasselli importantissimi tra cui le sedi e il piano didattico. Per adesso proponiamo dei corsi interni che non hanno bisogno di passare al vaglio del Miur e che partiranno a settembre.” Attualmente, quindi, la fondazione di ispirazione islamica si è limitata solo a proporre corsi privati di lingua araba e teologia, qualcosa di interno all’ente. E’ inoltre previsto l’avvio di alcuni master nel 2016, organizzati, secondo Il Fatto Quotidiano, in collaborazione con centri bancari del Barhain.

Tuttavia l’Ateneo islamico dovrebbe avere un approccio accademico e scientifico nei confronti delle materie insegnate, come emerge dal piano di studi. Nell’Università si insegneranno agraria, scienze umane, medicina e scienze infermieristiche. Il comitato scientifico eterogeneo sarà composto da docenti italiani mussulmani e non, ma anche da insegnanti stranieri devoti ad Allah. Il problema principale dell’Ateneo resta, in ogni caso, quello economico. Solo per la costruzione degli edifici ospitanti le varie facoltà servono 45 milioni di euro, per la loro gestione altri 35 milioni. Quindi bisognerà comprendere da dove arriveranno questi soldi, chi e come finanzierà il progetto e, soprattutto, se l’eventuale finanziatore influirà sui contenuti dell’insegnamento.

E proprio Giampiero Khaled Paladini ha chiarito questo aspetto a L’Intellettuale Dissidente, dicendo che “gli eventuali finanziamenti arriveranno da tutti coloro che ne hanno interesse, musulmani o no, privati e pubblici o statali, italiani o esteri…”, e quando gli è stato chiesto se i fondi possano provenire anche da compagnie petrolifere legate agli Emirati Arabi ha risposto : “I fondi proverranno da tutti coloro che ci staranno”. Le porte, quindi, Paladini le lascia aperte a tutti, anche agli emiri del Golfo. Ora bisognerà comprendere se la prima Università islamica d’Italia rappresenterà una mano tesa dall’Europa verso il mondo arabo, oppure l’ennesimo tentativo dei Paesi del Golfo di influenzare una parte della cultura e della società del Vecchio Continente.