Ferisce più un “#jesuisparis” di un “#jesuischarlie”. Sullo sfondo dello sciacallaggio mediatico, i 127 corpi freddati in una tiepida notte parigina, sono vittime di una spietatezza cruda, esacerbata, endemica. Traducibile in un’indisciplina ai valori di stampo occidentalista. Il terrorismo è prole assassina e scriteriata dell’arroganza del fantomatico Mondo Civilizzato. L’ISIS è discendenza disadattata e sanguinaria dei deliri di onnipotenza di Bill Clinton, di George W. Bush, di Barack Obama, e del supporto servile del filo-atlantismo europeo. A raccogliere i cocci, tra le contumelie della demagogia da crociata, è ancora l’Islam, accusato d’essere megafono dell’odio represso di un manipolo di squinternati, trogloditi e arrapati. Dalla ceneri di Charlie Hebdo, torna in orbita Oriana Fallaci, e si consacra paladina del conflitto di civiltà – tanto brandito da quegli incalliti tifosotti della Destra alla Carbonara.

“Abbiamo attraversato senza accorgerci l’oscurità dell’inconscio. […] Nel mio giardino, il cielo era più vicino a me e a Dio”. Esplorarsi nei versi di Franco Battiato, è una delle astrali rotte per ricongiungersi al ventre della nostra identità. “Lo Spirito degli Abissi” è la prosa contemporanea adatta a rivalutare i rancori e l’angoscia della paura. Il timore della frattura dell’equilibrio, calibrata livella della convivenza tra futile – la presuntuosa marmaglia d’Occidente – e trascendete – l’ancoraggio alle tradizioni d’Oriente. Astrattamente, l’élite “culturale” nostrana erge la Fallaci ad alfiere della propria battaglia all’Altro Islamico. Meglio se profugo e mal integrato nel tessuto sociale. In un germogliare di deficienza, di qualunquismo, e di becera discriminazione. Il titolone ad effetto di “Libero” e le conseguenti indignazioni, sono incubate nelle decontestualizzazioni dell’eredità letteraria della scrittrice fiorentina, la cui fama anti-araba fu sugellata l’11 settembre 2001, quale apice dell’efferatezza di Al-Qaida.

Esorcizzare la radice islamofoba della sua letteratura, è impossibile. E non solo perché il caos intellettuale tiene in ostaggio l’opinione pubblica italiana. Il terrorismo internazionale si nutre dell’ipocrisia occidentale, ed è stato apparecchiato da chi, ora, ardisce di vederlo soccombere. Ma l’ignoranza è il suo principale humus, fertilizzato dai seminatori di odio alla Belpietro, e coltivato dalla demagogia alla Gasparri. Si chiuda l’Oriana Furiosa – che si pretende di riesumare dal feretro della dimenticanza -, e si legittimino gli scritti avanguardisti di Henry Corbin, Michel Houellebecq, e Pietrangelo Buttafuoco! La profondità dei secoli è inconfutabile: la Fede Araba continuerà a profilarsi come massima declinazione dell’unica civiltà che custodisca e celebri la vivacità del sacro. La cultura trionferà sul relativismo. Sempre.