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“Lo stadio si farà, ci si metterà d’accordo e si troverà una soluzione”. Questo è quanto dichiarato pochi giorni da Alessandro Di Battista riguardo la vicenda dello stadio della Roma, tornata ultimamente sotto i riflettori dopo la recente cacciata dell’assessore all’urbanistica Berdini, fortemente contrario alla sua realizzazione. Una vicenda che sta spaccando non solo il M5S, ma anche i romani e tutta l’opinione pubblica, con un dibattito che assume toni sempre più accesi.

Ricostruzione virtuale del progetto

Ricostruzione virtuale del progetto

La storia del progetto dello stadio della Roma, da realizzare nella zona di Tor di Valle, all’estrema periferia sud-ovest della Capitale, prende le mosse e ruota essenzialmente attorno a un singolo atto adottato dal Campidoglio poco più di due anni fa sotto la giunta Marino: la delibera approvata dal consiglio comunale il 22 dicembre 2014, in cui si riconosceva la pubblica utilità del progetto portato avanti dal presidente dell’a.s. Roma James Pallotta e dal costruttore Luca Parnasi, rendendone così possibile la realizzazione. Allora i quattro consiglieri pentastellati (tra cui il futuro sindaco Raggi) si opposero alla delibera, arrivando addirittura, pochi giorni dopo, a presentare un esposto in procura, in cui definivano il progetto “un’enorme speculazione, […] un intero business park che nulla ha a che vedere con lo stadio”.  La stessa Virginia Raggi usò parole dure, parlando del progetto come di “un’enorme e scellerata speculazione per far guadagnare i privati, e senza utilità”. Poi arrivarono la campagna elettorale e le elezioni di giugno 2016, e già la posizione del futuro sindaco pentastellato iniziò a farsi meno netta, passando da un netto rigetto a una parziale apertura, purché il progetto venisse “realizzato nel rispetto della legge”. Linea molto simile a quella che poi sarebbe confluita nel programma urbanistica dell’ormai neosindaco Raggi.

La prima pagina dell'esposto presentato dai consiglieri Cinque Stelle nel 2014 contro la dichiarazione di pubblica utilità del progetto dello stadio.

La prima pagina dell’esposto presentato dai consiglieri Cinque Stelle nel 2014 contro la dichiarazione di pubblica utilità del progetto dello stadio.

Il resto è poi storia di questi giorni: lo scontro tra Raggi e Berdini e le dimissioni di quest’ultimo, fino al netto endorsment del duo Maio-Di Battista, oltre a un’apertura da parte dello stesso Grillo. Il sindaco Raggi ha dichiarato che c’è la volontà di concludere un accordo con i costruttori, in modo da trovare una soluzione che non scontenti nessuno, e sono in corso trattative per arrivare ad una soluzione entro la data del 3 marzo. Dopo la sfilza di no declamati a cuor leggero dalla giunta pentastellata (Olimpiadi e metro C i casi più noti), è indubbio che una così improvvisa e forte volontà di portare a casa l’approvazione di un simile progetto, seppur con qualche limatura, suoni sospetta. La stessa Raggi definì  il progetto una speculazione, un favore ai palazzinari di nessuna utilità per i romani. La ricordiamo bene quando impavida e caparbia diceva no alle Olimpiadi contro tutto e tutti, poiché le urgenze dei romani erano altre e ben più concrete. Ora invece, solo pochi mesi dopo, il sindaco vuole far passare il progetto dello stadio di Tor di Valle come qualcosa di utile per i cittadini nonché quasi urgente. Forse che in una manciata di mesi la sua giunta ha risolto tutte le piaghe che affliggono la Capitale e non ce ne siamo accorti? Forse a Roma non ci sono più buche nelle strade, forse i trasporti pubblici funzionano davvero, forse il traffico è diminuito, forse la città è stata resa più pulita e più sicura? Solo per dirne qualcuna.

 

Un esempio che testimonia le condizioni di degrado di molte strade romane. La foto è del mese di febbraio 2017.

Un esempio che testimonia le condizioni di degrado di molte strade romane. La foto è del mese di febbraio 2017.

Certamente no, eppure ora il sindaco ed il Movimento affermano con una formidabile giravolta che lo stadio sia un qualcosa di necessario e potenzialmente benefico. Saranno realizzate tante nuove infrastrutture integralmente a carico di privati a giovamento dell’intera cittadinanza, ci spiegano. Verissimo, eppure si tratta di infrastrutture che assumono un senso e una necessità solo e soltanto in funzione dello stadio, infrastrutture di cui allo stato attuale non c’è alcuna necessità. Sarà realizzato un nuovo svincolo dell’autostrada Roma-Fiumicino, bene. Ovviamente se c’è uno stadio lo si dovrà poter raggiungere in qualche modo. Ma ci sarebbe bisogno dello svincolo senza lo stadio? Un’uscita autostradale per raggiungere una zona attualmente ricoperta completamente da prati? Probabilmente no. Senza contare che l’autostrada in questione è già pesantemente congestionata con il traffico attuale, e aggravarla ulteriormente certo non porterebbe benefici ai cittadini, anzi. Lo stesso si dica per il ponte pedonale che verrebbe realizzato per collegare il complesso con la stazione FS Magliana, dall’altra parte del Tevere. Al momento serve a qualcuno quel ponte, per spostarsi dalla stazione ai prati e viceversa? Lasciamo a voi la risposta. Sarebbe interessante anche capire, più di tutto, a chi e a cosa gioverebbero i tre grattacieli previsti dal progetto, le cui cubature eccedono dal piano regolatore solamente del 70% (e che volete che sia!), o del “distretto di negozi e ristoranti” che dovrebbe sorgere intorno allo stadio. I mastodontici centri commerciali di Euroma2 , Parco Leonardo e Parco Da Vinci sono tutti a due passi, davvero sfugge l’impellente necessità di altri negozi e altri ristoranti per i cittadini della zona.

Un video pubblicato sul canale YouTube dell’as Roma in cui si illustrano con toni entusiastici e retorici i dettagli del progetto del nuovo stadio.

Il progetto dello stadio della Roma sembra solamente un astuto cavallo di Troia per permettere quella che sarebbe una vera e propria colata di cemento che nulla ha a che fare con lo stadio; una speculazione, come giustamente definita dal futuro sindaco Raggi sue anni fa, a tutto giovamento di palazzinari e grandi investitori e gruppi commerciali, senza alcun vero per una periferia già martoriata da mille difficoltà e da un degrado sempre crescente. Lo stadio è solo la punta dell’iceberg, è tutto quello che c’è dietro che è ingiustificabile. Dopo lo stadio della Roma poi, anche la Lazio vorrà il suo, e come negarglielo a quel punto, con un precedente così eclatante? Di questo passo si dovrà concedere uno stadio a chiunque abbia volontà e soldi per costruirselo. La base del M5S e i comitati sono in subbuglio, ma non sembra che i vertici vogliano prestar loro troppo ascolto. Quel che è più probabile in tutta questa faccenda è che Virginia Raggi e con lei una parte del M5S  stiano tentando di risollevare le sorti dell’amministrazione romana, dove finora il Movimento non ha fatto certo una gran figura, e per fare questo siano stati disposti anche a contraddirsi, tradendo-vien quasi da pensare- i loro principi e la base degli elettori, pur di accattivarsi il favore dei tifosi romanisti e di “palazzinari” e investitori vari. Un gioco rischioso, in cui i pentastellati potrebbero perdere la faccia pur di racimolare qualche momentaneo beneficio, a costo di un tradimento delle proprie promesse che potrebbe rivelarsi infausto alle prossime elezioni, sia a livello romano che nazionale.