Dicesi sciacallo colui che vede nella disgrazia di qualcuno un’opportunità di guadagno. Ad Amatrice, mentre i vigili del fuoco cercavano di salvare possibili superstiti o di recuperare i cadaveri ancora caldi, già c’era chi in quelle stesse macerie scavava per impossessarsi dei beni rimasti sotto. Uno scenario comune dopo un evento sismico distruttivo e che tende a non esaurirsi nell’immediato: lo sanno bene gli abitanti e i commercianti del centro storico di L’Aquila dove ancora oggi, approfittando della zona rossa, sono frequentissimi i furti ai danni delle case e dei negozi inagibili. Un altro tipo di sciacallaggio comune dopo un terremoto di grandi proporzioni ma che provoca forse meno rabbia e disgusto nell’opinione pubblica, è quello attuato da quei proprietari che decidono di alzare il canone d’affitto per case situate in cittadine vicine ai luoghi del sisma. Nelle zone in prossimità dei centri colpiti, il caro affitti è un fenomeno ricorrente ma non per questo giustificabile: molti possessori di abitazioni non danneggiate, contando sul fatto che gli sfollati possono usufruire del Contributo di Autonoma Sistemazione, non si fanno remore ad approfittare della loro situazione emergenziale ed impongono canoni a prezzi chiaramente sproporzionati rispetto al valore di mercato e rispetto al passato. Sta avvenendo anche questa volta, nei luoghi colpiti dagli ultimi eventi sismici.

Sfollati per il terremoto a Caldarola, in provincia di Macerata

Sfollati per il terremoto a Caldarola, in provincia di Macerata

A Civitanova, ad esempio, è lo stesso presidente del Consiglio comunale a denunciare il fenomeno e a rilevare episodi di monolocali affittati a 800 euro mensili, la stessa cifra richiesta nel signorile quartiere romano di Prati. Una speculazione, insomma, sulle spalle di chi sta già soffrendo la perdita totale o parziale della propria casa e ancora più moralmente discutibile se si pensa che con la somma del Contributo di Autonoma Sistemazione, gli sfollati devono anche provvedere a pagare le bollette e spesso ci sopravvivono avendo perso anche l’attività commerciale nel terremoto.  Il CAS varia a seconda della composizione del nucleo familiare e va dai 400 euro di chi è solo, agli 800 delle 5 o più unità (leggi qui). Questo rende l’idea di quanto siano sproporzionate le richieste di chi arriva ad imporre un canone di 800 euro per un monolocale in cui è destinata ad abitare una famiglia di massimo tre unità e che quindi può disporre di soli 700 euro al mese. L’esistenza di questa speculazione collegata alla minore disponibilità di strutture rischia, inoltre, di far salire i prezzi generali del mercato degli affitti nelle aree coinvolte o sfiorate dal sisma. Mentre moltissimi italiani dai luoghi più lontani hanno partecipato, anche in minima parte, alla gara di solidarietà a sostegno delle popolazioni terremotate, non può non stupire che i responsabili di questa speculazione stiano tra chi abita a pochi passi da loro, magari li conosce da tempo ed ha avuto la grazia di non finire nella loro stessa condizione per davvero poco.