Eureka! Avrebbe esclamato l’inventore Archimede. Ebbene, stavolta l’espressione sarebbe da attribuirsi al governo italiano, il quale avrebbe finalmente ipotizzato una via d’uscita dalla crisi, una ricetta che varrebbe per l’intero e dissanguato continente. Il piano è ancora in fase di elaborazione, ma il fine che l’esecutivo si prefigge è quello di ricolmare le tasche vuote dei cittadini europei, con l’abbassamento delle imposte fiscali. E’ un’idea tutta italiana che nasce dal desiderio di contrastare, attraverso un fronte politico “progressista” facente capo al Partito Socialista Europeo, le forze politiche anti-austerity e, (a detta dei democratici esattori), “populiste” che quotidianamente guadagnano consenso dagli insuccessi della leadership europeista. E’ un chiaro riferimento a partiti e movimenti quali il Movimento 5 Stelle o la sinistra o destra euroscettiche del Paese, per non parlare di altre formazioni estere quali il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito.

Dunque, il governo demokrat vorrebbe legittimare un’istituzione calata dall’alto, non legittimata a livello popolare, giustificata attraverso trattati quali Maastricht e Lisbona, che hanno autonomamente preso l’iniziativa sulle sorti politiche ed economiche degli stati del vecchio continente. Se “progressista” può essere definito un sistema finanziario quale l’Unione Europea, il quale predilige il mercato azionario e restringe il campo delle risorse civili e dei diritti sociali, si può ben constatare che il “socialismo europeo” sia ben lontano dal poter essere definito tale. In effetti, risulta piuttosto tragico quanto comico constatare che i partiti liberal-socialisti (nonché espressione dell’alta borghesia finanziaria e imprenditoriale europea, piuttosto che dei propri cittadini), possano presentarsì sotto una maschera più accettabile e “sociale” per i popoli d’Europa, soprattutto se si pensa alle politiche d’impoverimento praticate da Hollande in Francia e Renzi in Italia (entrambi appartenenti al “rivoluzionario” PSE). In fondo, è risaputo che le classi dirigenti giochino d’abilità nello sfruttare la potenza evocativa delle parole, le quali spesso son ben distanti dal contenuto, soprattutto se si parla di “socialismo”.

Veniamo, però, agli obiettivi pratici di questo piano di risoluzione economica. A fronte della crisi, la BCE ha avviato la riduzione dei tassi d’interesse, riscontrando dei primi segnali di ripresa sui mercati. Tuttavia, la spinta di questo processo di “grande ripresa”, (come titolano numerosi giornali), si è esaurita in breve tempo, inducendo i tecnocrati ad adottare nuove strategie risolutive. La via maestra, secondo il governo italiano, consisterebbe nel rendere ancora più coattiva e più efficace la regola della “flessibilità”, senza tuttavia prendere in considerazione l’ipotesi limite di scorporare dal calcolo del deficit i soldi stanziati per far scendere la pressione fiscale. Rimangono comunque perplessità in merito al fatto che un taglio delle tasse potrebbe comportare un taglio alla spesa pubblica, possibilità sulla quale i tecnici non si sono espressi chiaramente.

In ogni caso, la “Grande Opera” italiana verrà in primis presentata presso il raduno del Partito Socialista Europeo, incontro previsto per il 12 Marzo, successivamente al Consiglio europeo, fissato per il 17. Durante la riunione fra i Socialisti, Matteo Renzi si occuperà di esporre la bozza di lavoro del governo. Verrebbe da domandarsi se il tecnocrate fiorentino si dimostrerà in grado di articolare il proprio discorso in un inglese comprensibile, vista la complessità argomentativa del progetto e la spregiudicata incertezza che contraddistingue le competenze linguistiche del presidente.