Una delle vicende più oscure e vicine a noi è l’omicidio Regeni, sui cui fatti sono ancora aperte innumerevoli piste e inchieste. Le relazioni fra Roma e Il Cairo sembrano essersi bruscamente incrinate a causa dell’omicidio dello studente ricercatore Giulio Regeni, i cui responsabili sono ancora da individuare. L’Egitto è accusato di negligenza dal governo italiano, dal momento che le istituzioni dello stato egiziano non hanno ancora fornito una spiegazione esaustiva e le ricerche delle forze di polizia non hanno ottenuto i risultati sperati. Una delle prime risposte in merito alla faccenda è l’ipotesi, azzardata dal presidente Al Sisi, sulla responsabilità omicida di alcuni reparti deviati dei servizi segreti egiziani. Supposizioni, queste, le quali sono state prontamente ritirate dal momento che non vi erano prove sufficienti a confermarle. Le indagini internazionali, tuttavia, si sono concentrate sulla figura di Giulio Regeni, riguardo alla quale la polizia italiana ha elaborato possibili collegamenti con il mondo politico, per non parlare delle fantasiose ricostruzioni mediatiche su una improbabile appartenenza dello studente ad agenzie di intelligence straniere. Il ragazzo italiano, vittima di torture e violenza, scriveva per il giornale Il Manifesto e, inoltre, aveva creato una rete di contatti con alcuni sindacati locali, forse per un progetto di mobilitazione riguardante i diritti sociali dei lavoratori egiziani. Da questi presupposti, forze dell’ordine e servizi segreti impegnati nelle indagini hanno teorizzato che lo stesso Regeni fosse risultato un personaggio scomodo per esponenti importanti e occulti dell’ordine pubblico, dunque un “sovversivo”.

Tuttavia, una “strana” coincidenza di avvenimenti sembra costituire la pista maestra del misterioso omicidio. Infatti, secondo il giornalista Sameh Shoukry del quotidiano Al Youm, non è assolutamente trascurabile il fatto che “il corpo sia stato scoperto proprio il giorno in cui il ministro italiano per lo sviluppo economico era al Cairo con una delegazione”. Effettivamente, i rapporti commerciali fra Italia ed Egitto si sono intensificati, soprattutto a partire dall’estate 2015, quando l’Eni ha scoperto un giacimento di idrocarburi nel territorio egiziano. Fra i responsabili potrebbero esservi servizi di intelligence o entità politiche ed economiche probabilmente estranee al suolo d’Egitto, dal momento che la fruttuosa relazione italo-egiziana potrebbe aver costituito un oggetto d’invidia affaristica per avidi partner stranieri. 

Il caso Regeni, il quale probabilmente non verrà mai risolto, costituisce soltanto una delle situazioni ombrose nella quale l’Italia è invischiata. Per citare un altro episodio interessante, si potrebbero spendere non poche parole sul braccio destro di Renzi, Marco Carrai, il pupillo candidato a diventare il consulente del reparto della cyber-sicurezza di Palazzo Chigi. Carrai è un uomo dalle scarse competenze nel settore, ma dalle numerose e potenti conoscenze nell’ambito delle società economiche, soprattutto in Israele e a Lussemburgo. Nello specifico, egli ha creato, con l’aiuto di Mario Bellodi, un’agenzia privata, la Cys4, nonché SpA nel campo dell’intelligence cibernetica, la quale, secondo alcuni “malpensanti” fra gli 007 italiani, mirerebbe all’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione di un nucleo virtuale di sicurezza. Il fatto più scandaloso consisterebbe nella presenza, nell’azionariato della società, di importanti uomini d’affari quali Franco Bernabè, reclutatore dei tecnici della Cys4, per la maggior parte israeliani, Jonathan Pacifici, imprenditore (guarda caso) italo-israeliano e Matteo Tanzi, il quale controlla la maggioranza delle azioni dell’azienda fiorentina Aicom, specializzata per l’appunto nella sicurezza informatica.

Da ciò consegue un’inevitabile quanto ambigua ingerenza dell’intelligence israeliana nelle istituzioni del Paese, lamentata dagli stessi reparti italiani, cui sarebbe probabilmente affidato un ruolo strategico nella gestione del settore dei “segreti virtuali”. Matteo Renzi, come in ogni regime dalla maschera democratica, esercita pressioni sulle istituzioni più importanti, (specie se militari), per collocarvi uomini di fiducia, della cui persona non devono contare le competenze professionali, bensì gli agganci politici ed economici più ambiti. Sembra, dunque, che i governi degli ultimi anni, (o meglio, le tecnocrazie), assurgano al ruolo di architetti delle trame oscure, intessendo reti e rapporti clientelistici, piuttosto che svolgere una limpida azione di amministrazione del Paese.