Sostenere strenuamente la battaglia all’alta velocità ferroviaria sulla tratta Torino-Lione, è una questione di buon senso, non certo di principio. Seppure si tentasse di strumentalizzare ideologicamente le vicende della TAV, si perderebbe di vista l’obiettivo focale della faccenda. Ossia, un’opposizione all’inconcepibile marcia verso la garanzia economica, a cui politici e lobbisti – dai quali questi ultimi dipendono – devono categoricamente partecipare. Il guanto di sfida è da lanciare appunto ai potenti, che sublimano la sensibilità dello strato sociale e la anestetizzano a tal punto che non diventi un’incombenza. Inutile ribadire quanto una società civile concentrata a fiutare il lancio sul mercato della diavoleria tecnologica di turno e disincentivata al dialogo istituzionale, impacchetti un duplice risultato: eludere l’eventualità di sommosse, e poter auspicare in un sostegno elettorale, indipendentemente dall’operato.

Deo gratias, le eccezioni esistono per confermare la norma. Il sindacare dei NoTAV è articolato e zuppo di contenuti, ma principalmente è orchestrato – in larga misura – da unità votate unicamente alla salvaguardia del proprio contesto. Oltre ad intaccare la stabilità e l’equilibrio quotidiani dei residenti della Val di Susa, fantocci politicamente imborghesiti e paggi dell’immorale pubblica stanno mettendo a serio repentaglio l’incolumità ambientale e territoriale di un tesoro paesaggistico eccezionale. E ciò per la consueta rincorsa al profitto e per tenere fede alla relazioni diplomatiche con Governi che si buggerano del nostro interesse nazionale. La deposizione ai giudici di Erri De Luca cade perfettamente a fagiolo, nonostante il suo trascorso e talune sue uscite lascino a desiderare. Dibattere sullo scrittore campano è senz’altro attività comune e nota, per nulla relegata all’inconcludente dialettica da bancone. Benché alcune delle sue fatiche letterarie siano degne di attenta applicazione, la presunta onniscienza con la quale affronta qualsiasi argomento possa dare alla luce una sua opinione, potrebbe provocare un’esagerata repellenza e un’orticaria epidermica.

D’altro canto, è indubbio, però, che la condanna occorsagli lo insigni della beatificazione intellettuale di martire dell’assurdità italiana, in cui le posizioni indipendenti e non allineate allo stormo del pensiero unico vengono represse e sentenziate illegittimamente. Cronache di una sciagura senza fine: deprimenti rinvii a giudizio, insensata soppressione delle manifestazioni di denuncia, poco coscienziose valutazioni di merito. Un avanspettacolo di indecenza e di fandonie, a discapito dei cittadini e della naturalità artistica della Val di Susa, tra insaziabili governanti ed infidi finanziatori a spartirsi guadagni ed appalti. Con un insipido galoppino del politicamente corretto come Erri De Luca che intercetta involontariamente le simpatie dei nemici delle convenzioni. Dalla smagliante Italia dei cento campanili, allo spellato Stivale delle mille contraddizioni.”