L’imposizione del pensiero unico passa attraverso le parole. Perché le parole sono il mezzo più efficace della propaganda. E’ quanto accaduto all’inaugurazione di Expo Milano 2015; il coro di innocenti bambini regolarmente vestiti di bianco, che cantava dinanzi alle istituzioni, intonava, naturalmente, anche l’Inno di Mameli. Cambiandone, però, le parole. E infatti, il celebre ritornello di “Siam pronti alla morte” è stato convertito in “Siam pronti alla vita”. Il tutto da un’idea della moglie di Stefano Barzan, direttore del coro durante la celebrazione del 1 maggio. Lei di mestiere fa l’arredatrice, niente a che vedere con la musica e neppure con la storia. Matteo Renzi di tutto questo era consapevole, e la modifica gli è piaciuta talmente tanto che ha deciso di iniziare il suo discorso d’inaugurazione così: “l’Italia s’è desta, siam pronti alla vita”.

Le parole di Goffredo Mameli, impresse nel Canto degli Italiani, racchiudono l’ardore e la passione di uno studente genovese e di un fervente patriota che ha donato la sua vita all’Italia e alla controversa causa risorgimentale. Morendo per questo. Quel canto, scritto nel 1847, nato tra le barricate per l’unità, divenne “Ben presto – come detto da Giosuè Carducci – l’inno d’Italia, l’inno dell’unione e dell’indipendenza, che risonò per tutte le terre e in tutti i campi di battaglia della penisola”. Stravolgere l’Inno significa stravolgere la Storia. Dimenticandosi dei moti risorgimentali, della Repubblica Romana, della resistenza anti-clericale, di Mazzini, Garibaldi e soprattutto di Mameli e di tutti i ragazzi che come lui, per l’Idea, sono caduti.

Barzan ha dichiarato che non vi è stata alcun opera revisionista sul testo di Mameli, anzi: “E’ un’elaborazione originale liberamente ispirata”. Chissà da chi e perché. Ora, va bene che ad Expo si parli di cibo, e quindi di vita. La morte deve essere scongiurata, dimenticata. Non importa, però, che gli sponsor dell’Esposizione siano quelle stesse multinazionali che affamano l’altra faccia del Pianeta, che distruggono i terreni, le piccole aziende, i contadini, diffondendo gli Ogm e ingrassando fino a far schiattare gli animali ( a volte anche le persone). L’importante è che i bambini, per esigenze di marketing, parlino di vita e solo di questa. Non devono assolutamente conoscere il significato di morte. Di bella morte. Non devono sapere chi sia stato Mameli, cosa abbia rappresentato il Risorgimento, e soprattutto cosa significhi donare la vita per una causa maggiore, alta. Qualcosa che non si può toccare, mangiare e nemmeno comprare. In nessun padiglione di Expo. Quei bambini devono essere consumatori, solo ottimi consumatori, e allora che si tolgano dalla testa quelle strane idee!