di Sarah Mosole

L’8 novembre Matteo Salvini sarà in Piazza Maggiore a Bologna per una grande manifestazione nazionale. I gran preparativi per la altrettanto grande contro-manifestazione rigorosamente “antifascista” fervono e i mentalmente aperti tra i nostri contatti non perdono occasione per ribadire indignati la distanza che li separa da posizioni tanto inaccettabili. Ecco invece quali sono le posizioni del mentalmente aperto.

Il mentalmente aperto lo incontri e si chiede che colpa ne ha un povero bambino ad essere nato dalla parte sbagliata del mondo. Si chiede come sia possibile, per noi che abbiamo di più, voltare le spalle alla miseria e alla povertà. Fin dalle prime battute emerge in sostanza una visione infantilmente manichea ove se solo dichiari di schierarti dalla parte dei connazionali prima che degli immigrati, incarni l’inaccettabile parte di chi volta le spalle di fronte alle sciagure che affliggono l’umanità. E questo non è di sinistra. Una condanna che non ammette repliche e che getta il mentalmente aperto nello sconforto totale al solo pensiero.

Ebbene e’ superfluo, oltre che avvilente, dover evidenziare che un tale ragionamento è un non ragionamento. Senonché dal momento che la non-logica che lo sostiene diventa territorio di scontro tra la parte dei buoni o presunti tali e quella dei cattivi, o presunti tali, è necessario denunciarne la profonda disonestà intellettuale. La prerogativa di questo come di altri pseudo-ragionamenti è quella di spostare  il momento del giudizio, nella fattispecie morale, al momento della “crisi” e di peccare completamente della capacità di leggere il presente in funzione del suo essere frutto del passato e premessa del futuro. Lo spazio/tempo non esiste in questi pseudo-ragionamenti e tale assenza contraddistingue immancabilmente l’incedere della pseudo logica.

Ecco un esempio illuminante: a chi eccepisse ad un mentalmente aperto che è necessario arginare i flussi migratori, egli  risponderebbe spostando il momento della “scelta” al momento dell’imminente annegamento del “migrante” per chiederti, con voce pacata e profonda, cosa suggerisci di fare, di lasciarli annegare? Oltre che intriso di una disonestà intellettuale rivoltante, questo è per l’appunto un tipico pseudo-ragionamento perché se è certo che sia disumano lasciar annegare un uomo in mare è altrettanto vero e certo che ciò non mi preclude una posizione di dissenso totale nei confronti del fenomeno, così come non mi preclude di adottare politiche che disincentivino gli sbarchi invece che agevolarli. La scelta tra un’ opzione e l’altra, tra essere contrari o a favore di quella che è stata definita “invasione” – o della bella società multicolorata che dir si voglia – non si colloca al momento della scelta tra far annegare un uomo o tirarlo fuori dall’acqua. La si butta miseramente in vacca in tal modo. Ed è esattamente quello che si vuole. O per lo meno è questo il livello di discussione che si riesce a gestire.

Il momento della scelta è infatti con tutta evidenza anteriore, è tra un sistema di valori e un altro sistema di valori ed è qui che vorremmo sentir dire al mentalmente aperto, con chiarezza, quale sceglie. Perché accade che spesso l’open minded sia colto, legga, sia laureato e masterizzato, dottorato e ricercatorato e tuttavia egli sembra non aver capito che una scelta si deve avere il coraggio di farla e di dichiararla. Sennonché, innanzitutto, per il mentalmente aperto l’immigrazione incontrollata non è il problema del paese, il problema del paese è la corruzione, il malaffare. Si sposta così l’attenzione su quelle che di certo sono gravi piaghe del paese, ma che nulla hanno a che fare con il tema della rivendicazione della propria unicità culturale e con la resistenza alla globalizzazione.

Un paese ben può risollevarsi dalla bancarotta ma non dal suicidio fisico (natalità negativa + immigrazione selvaggia) e spirituale (abbandono /perdita di specificità culturali).  La verità è che il mentalmente aperto la sua scelta la vuole operare in sordina e non è nemmeno capace di dichiararla, la verità è che nascondendo la testa sotto la sabbia come lo struzzo, continuando a cianciare di che questo non è il problema, egli di fatto sceglie, e sceglie senza schierarsi, comodamente farfugliando di utopiche società governate dall’amore universale. Ma l’amore universale passa attraverso l’amore per il particolare, non è un partito che si vota mettendoci la croce.

Basti dire che il mentalmente aperto si chiede ancora, alla veneranda età, come possa essersi meritato la fortuna di essere nato dalla parte giusta del mondo. Non lo sfiora neppure il pensiero che possa esserci, banalmente, una parte sbagliata della strada. Quella di fronte a casa sua. Egli è talmente intriso di ideologia da vedere se stesso come figlio del “caso”, o delle stelle come direbbe un attualissimo Alan Sorrenti. Si reputa ciò che è perché a caso qualcuno in un certo momento l’ha partorito qui. In sostanza egli è un negazionista.

Nega il passato e con esso la storia e con essa ogni principio di civiltà. Vive in un eterno presente. Il Mentalmente Aperto non capisce che è figlio di sua madre e di suo padre e quindi della storia e non del caso,  e tuttavia è tipico il suo pontificare di storia e di cultura, che trasforma in pseudo storia e “coltume”. Non vede oltre il momento contingente, presente, e si da arie da gran statista snocciolando dati, nomi e date, dettagli su dettagli senza cogliere l’essenziale, le linee razionali di sviluppo dei fatti, il loro essere premessa di un futuro che si sceglie nel presente. Non coglie la differenza tra i movimenti migratori dei secoli scorsi e di questo inizio secolo con quelli attuali, continuando a richiamarsi ad una storia alla quale non ha diritto di appellarsi e che gli serve solamente a nascondere  la testa sotto la sabbia una volta di più e a non dichiarare la sua ignobile scelta che è figlia solo della paura di uscire dal gregge, di aggirarsi per la vita senza la casacca del più buono.

La lungimiranza dello pseudo-ragionamento del mentalmente aperto, arenato nelle secche di un eterno presente, è evidente in materia Ius Soli: egli non può immaginare di negare la cittadinanza ad un bambino amico di un altro bambino e il secondo è italiano e lui no, perché poveretto, non è giusto!  Questo è l’incedere logico che dovrebbe guidare l’agire politico del paese, un agire politico che per definizione dovrebbe essere retto in primis dalla capacità previsionale ridotto alla prospettiva del proprio alluce.  All’eterno presente della pseudo – logica, all’assenza totale di una considerazione degli eventi in prospettiva.

Perché se è certo che un popolo è la sua storia, tutta la sua storia, nient’altro che la sua storia, per dirla con Croce,  è altrettanto certo che la scelta oggi non è tra dire/ fare /baciare “qualcosa di sinistra” o meno ma tra identità e abbandono di tale identità nella direzione di un uomo nuovo che nel migliore dei casi passerà le domeniche a spingere il carrellino dell’ikea e a consumare polpette surgelate in un microtavolino da nano le cui dimensioni rimandano sin troppo esplicitamente alla sua statura morale. La verità è che il Mentalmente Aperto è null’altro che un pavido che non ha il coraggio di scegliere.

E sceglie il gregge.