Il premier ha dichiarato che, a breve, verranno erogati aiuti per le famiglie meno abbienti con figli minori a carico. Si tratta di un fondo importante in quanto la cifra stanziata ammonta, ad oggi, a 700 milioni di euro che, grazie alle partecipazioni private, diventeranno circa un miliardo nel 2017.  Stando alle parole del capo del governo “ Nella legge delega la mia idea è di dare un tot per ogni famiglia con minori a carico in situazioni di povertà. Per la prima volta in 70 anni i soldi ci sono e per prima volta vanno ai minori sotto la soglia di povertà che sono circa un milione”.

La notizia è molto positiva ma bisogna chiedersi il perché prima i soldi non ci fossero, perché non ci siano mai stati nonostante le numerose sovvenzioni europee. Il primo punto è l’incapacità di far partire piani seri di sviluppo, come quello per il mezzogiorno, e di portarli a termine. Il periodico l’Espresso evidenzia, nell’ottobre del 2015, come l’Italia abbia speso solo il 75% dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea, a fronte di una media europea dell’86%.

C’è da aggiungere che, essendo le disponibilità in scadenza e che l’eccedenza sarebbe dovuta essere restituita, la maggior parte di quanto avanzava è stata sperperata. Nel tentativo di ovviare al problema appena esposto il paese si è affidato a dei concorsi per consulenze ma ha sempre proposto gare dove il requisito minimo di fatturato era troppo alto per permettere la partecipazione a ditte locali e, quindi, i bandi hanno sempre visto come protagonisti due aziende londinesi di fama internazionale: Ernst & Young 
e Pricewaterhouse Coopers.

Le due hanno provveduto, con i loro sistemi di lobbying, a gonfiare le parcelle che venivano pagate con i soldi europei, con il risultato di ottenere consulti molto poco a buon mercato e che comunque non risolvevano il problema burocratico dell’avanzamento dei lavori. Il patrimonio messo a disposizione dal governo, però, non necessita di salati pareri e si spera che questi aiuti arrivino per davvero nelle tasche di chi ne ha bisogno.