Dall’altra parte dell’oceano mancano ormai poche ore alla fine di una campagna elettorale in cui, come di consueto, quello delle armi è stato uno dei temi centrali. Trump ha evocato il popolo del Secondo Emendamento nella speranza di evitare la vittoria della rivale democratica. Allo stesso tempo, la Clinton si è detta favorevole a delle restrizioni ma ha confermato di non voler eliminare l’articolo del 1791, ben conscia di quanto una tale intenzione possa costarle in termini di voti. Fra i tanti temi della campagna presidenziale a stelle e strisce, quello relativo alle armi è il meno sentito dall’osservatore italiano che lo avverte come lontano da sé, peculiare esclusivamente della cultura e della società americane. Le cose stanno davvero così? L’impennata di furti e rapine in abitazione registrata negli ultimi dieci anni e la risonanza di casi di cronaca come quello di Ermes Mattielli hanno spinto l’opinione pubblica e la classe dirigente italiana ad interrogarsi sulla questione della legittima difesa. La Lega Nord, in particolare, si è fatta promotrice in Parlamento della richiesta di modificare in senso più permissivo l’articolo 52 del codice penale che disciplina la materia. Alla posizione leghista intenzionata ad evitare il processo ai proprietari di casa che ricorrono alla giustizia fai da te, risponde la proposta di legge del piddino Ermini che intende delegare l’individuazione del confine tra legittima difesa ed eccesso di essa all’interpretazione del giudice. Nonostante l’inevitabile interesse che suscita nella società, la questione continua a non essere affrontata con la dovuta maturità da buona parte dei media nazionali: da una parte il sensazionalismo qualunquista non scevro da un certo machismo occidentalistico, dall’altra l’insopportabile retorica accusatoria smaniosa di appiccicare le sprezzanti categorie del “giustiziere della notte” e del “far west” e ricolma di rimasugli ideologici, in primis quello sulla proprietà privata concepita come un furto.

Protesta della Lega Nord in Parlamento: deputati hanno indossato una maglietta con la scritta "la difesa è sempre legittima"- 21 Aprile 2016

Protesta della Lega Nord in Parlamento: deputati hanno indossato una maglietta con la scritta “la difesa è sempre legittima”- 21 Aprile 2016

E’ un dato di fatto che l’accresciuta percezione di insicurezza ha finito per stimolare la corsa ad armarsi fra i nostri connazionali. Nel giro di 3 anni le licenze per il porto d’armi sono passate dal 1.094.487 del 2013 a quota 1.265.484 nel 2015 con un boom di quelle per il tiro al volo e per la caccia. Il clamoroso aumento di richieste per uso sportivo non si deve ad un’improvvisa passione di moltissimi italiani per il tiro al piattello ma, molto più probabilmente, cela il tentativo di aggirare il più rigido iter previsto per ottenere la licenza a scopo di difesa personale. Quest’ultima, infatti, viene concessa molto più difficilmente rispetto alla prima e richiede l’autorizzazione del prefetto, dopo consultazione con le forze di polizia. La legislazione italiana sulle armi, al contrario di quanto si può pensare guardando con distacco alla situazione americana, è una tra le meno restrittive d’Europa. Per detenere una pistola in Italia resta sufficiente la presentazione di un certificato medico senza che sia previsto lo svolgimento di alcun esame psicologico. Un panorama legislativo completamente distante, ad esempio, da quello inglese dove nel 1997 è entrata in vigore una durissima normativa che ha imposto la confisca delle pistole in giro e – de facto – ha reso un reato il loro possesso. A differenza di quanto avviene in Italia, a Londra sono i politici a condannare senza scusanti la giustizia fai da te, mentre i giudici si servono del loro potere discrezionale per assolvere le vittime che hanno deciso di difendersi. L’inesorabile crescita dell’insicurezza e la conseguente corsa a dotarsi di una pistola appare confermata dallo sconfortante primato conquistato dal Belpaese nella classifica delle nazioni europee con la più alta percentuale di omicidi con arma da fuoco stilata da un rapporto della Commissione Europea. Un sondaggio analogo di soli pochi anni prima realizzato dal Flemish Peace Institute collocava l’Italia,invece, dopo altri 13 paesi. L’accresciuta familiarità degli italiani con le armi fotografa efficacemente l’escalation in atto da parte della criminalità – testimoniata dal dato rilevato dalla Commissione Europea – ed è ad essa consequenziale. Aumentando la paura, il possesso di un’arma viene concepito da sempre più italiani come il più sicuro mezzo per la difesa abitativa e personale. Tuttavia, di fronte a questa tendenza potrebbe essere saggio rispolverare la posizione sulla legittima difesa contenuta nel messaggio evangelico: al momento dell’arresto, Cristo esorta Pietro a riporre la spada perché la violenza, anche laddove necessaria per difendere la vittima dall’aggressore, molto spesso vede prevalere ugualmente quest’ultimo che ne è più avvezzo all’uso.