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Matteo Renzi ha fretta. Passati in scioltezza gli ostacoli della scissione delle vecchie glorie e delle primarie fittizie, l’ex premier scalpita per avere nuove elezioni e nuovo parlamento. Si trova infatti nella situazione paradossale di essere il politico più influente d’Italia, ma l’unico a non avere un ruolo istituzionale, guru Grillo a parte. Così sembra scontato che il buon Gentiloni abbia i mesi contati. Si parla di elezioni dopo l’estate. Soprattutto, dopo la legge elettorale, che rischia di vedere la luce nel periodo più torrido dell’anno, quando, almeno così insegna la storia recente, il Parlamento italiano ha il vizietto di fare cappellate importanti su argomenti esiziali. Di solito è la fretta dettata dall’emergenza, spesso economica, ad esser cattiva consigliera della nostra classe dirigente. Altre volte sono gli impegni di partito che l’uomo che può staccare la spina al Governo ha dovuto affrontare. Così, una legge ordinaria, ma fondamentale, come la legge elettorale, rischia di nascere storpia, figlia di compromessi incestuosi tra partiti che guardano, more solito, ai propri interessi di breve periodo invece che a quelli a lungo termine del Paese. Gli uomini della Prima Repubblica, che pure si sono lentamente trasformati in ladri, ma comunque erano di uno spessore culturale e politico che oggi dovremmo rimpiangere, si affidarono al sistema più semplice: il proporzionale puro. Il proporzionale è anche il sistema più logico. Tanto è il consenso riscosso nel Paese, tanti sono i seggi in Parlamento. Rappresentatività pura, dunque.

Il prof.Giovanni Orsina spiega perchè il PD dovrebbe spingere per una legge elettorale basate su maggioritario e collegi uninominali – LA7
Oggi piace a Berlusconi, che rischia di perdere dalla Lega al nord e dal Movimento 5 Stelle al sud in caso di maggioritario uninominale, ma qualche voto nel complesso ancora lo porta a casa. Sulla svolta animalista avremo modo di giudicare, anche in termini elettorali. D’altronde Fukuyama aveva predetto che, nella smania di eguaglianza e estensione dei diritti, prima o poi anche l’antispecismo avrebbe fatto capolino in parlamento. Veniamo all’altro pezzo di centrodestra. Salvini deve ancora decidere cosa farà da grande, ne abbiamo parlato recentemente. In ogni caso si dice disposto a votare qualunque legge proposta dal Pd, purché si voti il prima possibile. Intanto la Lega ha appoggiato in commissione l’ultimo nato, il Rosatellum. Ormai la sequela di nomi sta virando decisamente sul grottesco. È chiaro, però, che la legge elettorale avrà un impatto sulla strategia della Lega, spingendola con più o meno forza verso Berlusconi (e spingendo, allo stesso modo, questi verso Renzi o meno).

Fortemente contrario al Rosatellum, invece, quello che i sondaggi dicono essere il primo partito italiano. Il Movimento 5 Stelle, abbandonato ormai il Toninellum (la proposta elaborata attraverso il voto in rete) e dopo aver tentato la carta del Legalicum (sostanzialmente l’Italicum rivisto dalla Consulta, cioè senza ballottaggio e con soglia più alta per il premio di maggioranza), si accontenta per il momento della propaganda. Ha ragione, pur suscitando poca simpatia, Renzi quando dice che se il Pd va da solo allora è dittatura, se cerca appoggi dove può, cioè tra Berlusconi e Verdini, allora è inciucio. Un pelo di collaborazione in più da parte dei pentastellati non guasterebbe, contando che il pallino spetta comunque a chi ha la maggioranza alle camere, per quanto delegittimate dalla Corte Costituzionale.

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Il post di Matteo Renzi sulla situazione della legge elettorale e le critiche alle larghe intese

Arriviamo così all’ultimo nato, il Rosatellum come detto prima. Ha ragione Bersani in questo caso: “è un’invenzione pasticciata”. Uno scimmiottamento del sistema tedesco, in sostanza, senza però il principio base del medesimo sistema. In altre parole, metà dei parlamentari viene eletta con l’uninominale maggioritario, secondo il principio del fist-past-the-post (cioè indipendentemente dal numero di voti presi dal primo arrivato), l’altra metà col proporzionale, in base a collegi un po’ più grandi e listini bloccati. Nel sistema tedesco, tuttavia, il numero complessivo di parlamentari spettanti ad una forza politica viene deciso dal risultato proporzionale su scala nazionale. Il maggioritario serve solo per rafforzare il legame tra rappresentanti e rappresentati, ma non influisce sul numero di deputati per partito. È per questo che, in casi particolari, il numero di parlamentari totali più variare, per rispettare le quote decise dal proporzionale. Nel Rosatellum questo correttivo proporzionale non c’è, col risultato che si rischiano maggioranze completamente casuali. Un partito molto forte territorialmente in alcune aree può infatti ottenere tanti parlamentari in quel modo, più quelli ottenuti attraverso il proporzionale, risultando così decisamente sovrarappresentato. La cosa al Pd ovviamente non dispiace, ma Renzi e soci sanno benissimo che a furia di emendamenti il testo base cambierà decisamente.

In quale direzione? Ultimamente da più parti si caldeggia il sistema tedesco puro. Si sa, il complesso d’inferiorità nei confronti dei nostri amici d’oltre Reno è notevole. Fortemente contrati, visto lo sbarramento al 5%, i partiti minori, compreso il non del tutto ininfluente Alfano. Berlusconi, invece, parrebbe essere convinto. I 5 Stelle temporeggiano, godendosi l’impasse. Aspettiamoci un’estate torrida, in vista delle elezioni d’autunno. Di semipresidenzialismo alla francese, purtroppo, nessuno parla, ma non sarebbe compito di questo Parlamento a fine legislatura proporlo.