Ad ottobre inizia la sessione parlamentare  per la legge di stabilità, per questo motivo il Premier vuole concludere il prima possibile la questione “Senato”. In effetti, c’è chi dice che il Governo rischia al voto sul Ddl Boschi, ma in realtà la vera sfida è proprio la manovra economica . Se Renzi fallisce con la finanziaria, perderebbe le elezioni, ma al Presidente del Consiglio non piace perdere: arrivano i trucchetti renziani.

L’Italia è un Paese strano, l’archetipo della diversità e la cosa buffa è che, anche quando si tratta di numeri, la nostra classe dirigente riesce a contare “diversamente”. Il 15 ottobre il Governo deve presentare in Parlamento la legge di stabilità, da approvare entro il 31 dicembre. I dubbi come sempre non mancano e girano un sacco di numeri: 70 miliardi di euro di possibili clausole di salvaguardia, una manovra da 27 miliardi, 10 miliardi di spendi review in gran parte da trovare e mancano ancora all’appello altre incognite. Di certo siamo abituati a questo tipo di sorprese. Il Governo parla di crescita e festeggia i dati positivi, ma non dice che il miglior auspicio riguardo al PIL (1,4%-1,6%) resta sempre al di sotto della media UE. Inoltre si tratta sempre di riassorbire l’andamento negativo degli anni scorsi, una crescita troppo diluita nel tempo non può colmare le diseguaglianze e le difficoltà sociali che via via si appesantiscono.

La manovra renziana conta 27 miliardi di euro: 10 dovrebbero arrivare dalla spendi review e 17 dalle clausole europee di flessibilità. L’UE però gela gli entusiasmi e mette sul piatto maggiori riforme in cambio della flessibilità richiesta, infatti, l’estensione della clausola delle riforme strutturali richiede indicazioni di nuove riforme, le quali non sono state ancora esplicate. Inoltre sarà importante la capacità di spesa in quanto l’estensione della clausola sarà a fronte del confinanziamento dei progetti. Quindi bisogna attendere la finanziaria del 15 ottobre per capire quali saranno le nuovissime riforme. Il capito della Spending Review, invece, è intriso di mistero: Renzi ne parla, Padoan no. Fino ad ora sappiamo che l’obiettivo dei 10 miliardi non è stato raggiunto, ne mancano ancora 4 o 5. Dobbiamo aspettarci altri tagli lineari? Ne avremo un assaggio con il taglio di 208 esami considerati dal Ministro Lorenzin “superflui”, Gino Strada risponde così: “ Nello specifico, alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa: ma come posso accertarla se l’esame non si può fare?” Altre risorse arriveranno una tantum come la “voluntary disclousure”, da rimpiazzare però con soluzioni permanenti dice Padoan. Peccato che già la voluntary disclousure (leggere: rientro dei capitali dall’estero) fu indicata come copertura alternativa all’aumento di accise su benzina e gasolio; un rincaro sulla benzina dovuto a clausole di salvaguardia nella legge di stabilità del 2015. Questo buco da 728 milioni di euro ancora non è stato coperto e i fondi della voluntary disclousure non bastano. Tutto ciò comporta che, se i fondi non si troveranno, dal primo gennaio 2016 scatterà l’aumento.

Di clausole di salvaguardia il governo ne è pieno per circa 74 miliardi di euro per tre anni. A pagina 30 del Def (documento di programmazione economica finanziaria) si legge come già dal 2016 le entrate tributarie sono destinate a salire dal 43,4% al 44,3% nel 2017, se non si riesce a disinnescare queste clausole. Anche nel Def ci sono promesse, ma non soluzioni concrete. Altro giochetto è quello della pressione fiscale, il Premier afferma la diminuizione, ma in realtà a far “calare” la pressione fiscale è soprattutto il bonus degli 80 euro che è, invece, spesa pubblica. Altro impegno preso è quello della flessibilità in uscita, che però non trova spazio nelle legge di stabilità: repentini sono i cambiamenti di idee di Renzi e Padoan. Al riguardo si esprime il Presidente dell’Inps Tito Boeri che afferma come il calo delle pensioni, legate a tale flessibilità, porterà nuovi costi sociali.

Il capito dell’abolizione dell’Imu vale 4,6 miliardi di euro e commenta Bankitalia: “I consumi delle famiglie potrebbero beneficiare, ma dipende dalla misura in cui essa sarà percepita come permanente”. Quindi o la si taglia definitivamente oppure non serve. In effetti, questo annuncio puzza un po’ di propaganda, quasi come gli 80 euro. Soprattutto il taglio delle tasse sulla prima casa, dice sia Bankitalia che l’agenzia di rating Moody’s, è funzionale soltanto se non correlata ad un aumento delle tasse locali, cosa che al momento non pare essere nei progetti dell’esecutivo.