La Corte Costituzionale si è finalmente espressa: l’Italicum può rimanere, ma solo se profondamente snaturato. La sentenza è in linea con quella sul Porcellum (diventato Consultellum). La Corte ha mostrato infatti coerenza sui rischi di distorsione della volontà popolare dovuti a premi di maggioranza eccessivi. Nel primo caso il premio era stato abrogato tout court, essendo slegato da una soglia minima per accedervi, nel secondo è stato eliminato il ballottaggio per la stessa ragione. Quel che rimane è un proporzionale dalla vocazione leggermente maggioritaria: solo il partito (non la coalizione, attenzione) che raggiungerà almeno il 40% dei voti si vedrà sovrarappresentato in nome della governabilità. Rimane invece il sistema dei capilista bloccati, nonostante sia stato ritenuto incostituzionale nella sentenza sul Porcellum. Questo perché, nei casi di liste bloccate corte (sul modello spagnolo), queste sarebbero legittime, non si capisce bene il perché, e l’Italicum prevedere circoscrizioni piuttosto ridotte e di conseguenza liste ridotte. Rimane anche il diritto dei capilista a presentarsi in più circoscrizioni. Non potranno tuttavia scegliere, in caso di elezione in più di esse, in quale di queste risultare eletti. La scelta verrà affidata al meccanismo “residuale” del sorteggio.

Ora, poste le dovute domande riguardo alla politicità della Corte Costituzionale in sé, come ha fatto ad esempio il nostro collega Alessandro Di Marzio, rimane da chiedersi quali saranno le ripercussioni politiche della sentenza. Praticamente tutte le forze politiche si dichiarano concordi nell’andare a votare, e meno male, poi però iniziano i distinguo. Salvini è massimalista praticamente su tutto e non fa eccezioni in questo caso. Ha rilasciato un’intervista a caldo lanciando l’hashtag #votosubito, insistendo sulla necessità di avere un parlamento finalmente costituzionale. La non conformità delle due leggi elettorali vigenti, una a vocazione maggioritaria, per quanto improbabile, e l’altra puramente proporzionale, pare non interessarlo. Sinceramente, sembra più probabile che Salvini speri, al di là dei numeri di deputati che le leggi vigenti gli potranno garantire, di vincere il braccio di ferro con Berlusconi, spazzandolo via in termini percentuali potendo così riunificare il centro destra in chiave lepenista. Sa di non poter vincere e fa dunque un discorso tattico.

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Così Salvini su Twitter, incurante della non conformità tra le due leggi elettorali per Camera e Senato, simili, ma allo stesso tempo differenti

Simile, ma che prende le mosse da differenti cognizioni di forza, la posizione di Grillo. Anche i 5Stelle non vedono l’ora di andare a votare, ma almeno hanno l’accortezza di capire che le leggi vanno armonizzate, onde evitare il rischio di nuovi governi obbligati in due sensi, cioè necessariamente guidati dal partito vincente alla Camera e necessariamente obbligati a scendere a patti con transfughi e ballerine al Senato. Grillo mostra comunque entusiasmo, punta al 40% da solo. Difficile. Forza Italia è la meno ansiosa di andare al voto, invece, e punta al pragmatismo, volendo armonizzare i sistemi elettorali cercando di porsi come ago della bilancia a garanzia dello status quo.

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Anche Grillo vuole votare subito. Difficile arrivi al 40% però

 

Rimane infine il Pd, che invece pare avere una predilezione per il maggioritario. Già Renzi ha ricevuto il favore di vedersi l’Italicum cassato dopo il No al referendum (e viene spontaneo chiedersi se la sentenza sarebbe stata la stessa in caso di roboante vittoria del Sì); adesso si mangia le mani sapendo quanto sia difficile arrivare al 40% in un sistema sostanzialmente tripolare. Ecco quindi che si spiega la dichiarazione rilasciata da Emanuele Fiano, che da un lato esulta perché è stata riconosciuta la legittimità costituzionale dell’Italicum (davvero?), dall’altro però lo vorrebbe sostituire col Mattarellum. Il corto circuito è evidente, ma è chiaro che il Pd ormai possa contare solo sul radicamento territoriale in Emilia e Toscana e cercare di fare bottino pieno lì e la voce grossa nelle altre aree. Il proporzionale, viceversa, lo lascerebbe nelle mani dell’ago della bilancia più probabile, cioè Silvio Berlusconi: una prospettiva che Renzi preferirebbe evitare.

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Fiano si gloria della costituzionalità dell’Italicum anche se il ballottaggio è stato cassato e poi, però, rilancia il Mattarellum

Quali gli scenari più probabili dunque? Non è dato sapere. Si è vociferato in questi giorni di un possibile scambio Lega-Pd: la rinuncia allo Ius Soli in cambio del ritorno del Mattarellum. Possibile? Può essere e sarebbe una vittoria per la Lega, che tanto, come ha dichiarato Borghi, di qualche deputato in più o in meno se ne fa poco. L’obiettivo tattico per le camicie verdi è far fuori Berlusconi e fagocitare i resti di Forza Italia, non pesare un poco di più, ma contare comunque nulla. È chiaro comunque che un eventuale centro destra pare essere quello più avvantaggiato dal proporzionale, dove si presenterebbero possibilità variabili di alleanza (Lega e 5 Stelle? Forza Italia e Pd?). In entrambi i casi avrebbero comunque un peso.

Sicuramente il Pd, viceversa, spingerà di nuovo per il maggioritario, sapendo che il proporzionale puro lo lascerebbe obbligato a cercare stampelle difficili e potrebbe vedere il Movimento 5 Stelle arrivare primo. Dunque il modo per ottimizzare i propri punti di forza è il Mattarellum. Chi invece rischia di vincere in entrambi i casi, vuoi per la sua forza relativa al Sud, vuoi per il suo peso complessivo nazionale, è proprio il Movimento di Beppe Grillo. In entrambi i casi dovrebbero vedere il loro peso parlamentare notevolmente aumentato, forse al punto da poter governare. Con quali alleanze e con quale programma ancora non è dato sapere, è la grande incognita che grava su di noi. Rimane, comunque, il dramma della governabilità in un sistema non bipartitico. Se da un lato è necessario salvaguardare la rappresentatività, dall’altro, dati anche i tempi tragici, è auspicabile una certa continuità politica, una coerenza del Paese chiamato ad affrontare grandi sfide. Noi rimaniamo convinti che un presidenzialismo zoppo, cioè proporzionale, potrebbe essere un compromesso accettabile.