«la politica non deve essere schiava dell’economia e della finanza» è, tra le tante, una delle frasi dichiarate ieri dal pontefice, di fronte alla seduta plenaria dell’assemblea parlamentare americana. Un pensiero nobilissimo ma che, nei fatti, equivarrebbe a dire qualcosa come «il cristianesimo non deve essere così attaccato alla figura di Gesù». Paragone a parte, sicuramente poco digeribile a chi è cristiano ma scelto apposta per la forza dell’immagine, si può dire che Francesco abbia, questa volta, peccato di una certa ingenuità.

Certo quello della pace nel mondo è un pensiero bellissimo e condivisibile in pieno, tuttavia resta un’utopia: una delle maggiori economie mondiali, come quella degli armamenti, non può fallire e la politica di potenza che gli stati perseguono funge da cemento per fare in modo che il business continui a girare e ad auto riprodursi continuamente.
La guerra porta profitti per industrie come Finmeccanica; investimenti nella ricerca di nuove tecnologie belliche (e quindi posti di lavoro per i ricercatori); assunzioni di operai e tecnici che partecipino attivamente al processo produttivo; rapporti diplomatici con altri paesi per le forniture di materiali e conoscenze… L’elenco potrebbe proseguire a lungo ma non cambierebbe la sostanza: fare la guerra rende, la pace, invece, è un costo ed è controproducente.

È terribile da pensare ma, per i Paesi ricchi, l’apertura di ostilità tra due stati equivale ad una montagna di soldi in commesse per rifornimenti di attrezzature militari, tattiche e balistiche. Fermare i conflitti nel mondo porterebbe, paradossalmente, ad un collasso dei colossi dell’industria bellica, licenziamenti di massa, impossibilità di acquistare beni di prima necessità (con chiusura di molte attività) e formazione di una immensa distesa di poveri e poverissimi che, nel lungo periodo, si ribellerebbero dando impulso ad una rivoluzione e una nuova scintilla agli stessi apparati produttivi che erano stati chiusi in passato.

Alla prosperità di una nazione corrisponde sempre la disfatta di un’altra, è sempre stato così nella storia: l’impero romano è fiorito schiacciando quello cartaginese, i barbari hanno vinto i romani, la colonizzazione Americana è sorta sulle macerie del Reich tedesco e così via. È alquanto surreale, poi, che un’istituzione religiosa spieghi a dei governanti come fare il proprio mestiere, al di là della buona fede contenuta nelle affermazione del Santo Padre.

Chi si proclama pacifista, in ultimo, mente a sé stesso: se solo provasse ad analizzare quello che ha nella sua tasca scoprirebbe che, anche sul suo Iphone 6 comprato con i soldi dello stipendio, (magari disponibili tramite l’economia bellica) c’è un po’ di sangue e che non basta scendere in piazza e dire no alla guerra perché la macchia se ne vada definitivamente, nonostante possa, all’apparenza, non essere più visibile.