Pochi giorni fa è stata diffusa la notizia che dal prossimo 10 di ottobre entrerà il vigore il nuovo codice di autoregolamentazione per i giornalisti che hanno accesso alle sedute della Camera dei Deputati.  Notizia in sé di poco conto, se non fosse per alcune clausole alquanto inusuali che hanno destato l’attenzione della stessa stampa destinataria del nuovo codice. Ciò che ha stupito non poco del documento che dal 10 ottobre ogni giornalista accreditato a Montecitorio dovrà sottoscrivere prima di farvi ingresso, vincolandosi a rispettarlo pena la temporanea interdizione dall’accesso alle tribune, non è già la prescrizione davvero di semplice buon senso di “assistere in silenzio” alle sedute dell’Aula e di non disturbarne i lavori, o l’obbligo per gli uomini di indossare la giacca, bensì l’anomala disposizione che stabilisce il divieto di divulgare “fotografie e riprese visive atte a rilevare comunicazioni telefoniche”, nonché soprattutto “fotografie e riprese non essenziali per l’esercizio del diritto di cronaca relativo all’attualità e allo svolgimento dei lavori dell’Aula”.

Dunque, con una decisione che più che a un codice di comportamento assomiglia a un bavaglio, fra una quindicina di giorni i giornalisti della stampa parlamentare non potranno più fotografare i vari pizzini che circolano durante le sedute, i tanti deputati che conversano vivacemente tra loro del più e del meno anziché prestare attenzione agli interventi in corso, smanettano con i loro iPad (chi intento a giocare a Candy Crush o Super Mario, chi concentratissimo a seguire partite di calcio). Più di tutti poi ci mancheranno i tanti pomposi Deputati della Repubblica che dormono della grossa sui banchi parlamentari, strappati di malavoglia dalle braccia di Morfeo al momento del voto dalle solerti gomitate dei vicini di scranno.

E in effetti, a pensarci bene, sapere quali siti frequentino i nostri rappresentanti, con chi amino fare conversazione o in che posizione dormano non è affar nostro e non è pertinente al loro mandato parlamentare e al lavoro da loro svolto in Aula. Che ingiusta e immotivata ingerenza nella loro vita privata! Peccato però che queste attività quali la conversazione, l’intrattenimento con dispositivi elettronici, il sonno, siano appunto attività normalmente deputate al privato, e invece in questo caso avvengono nel pieno dei lavori di un’assemblea parlamentare. Di conseguenza è sacrosanto che i cittadini elettori sappiano come i signori da loro nominati si guadagnano i cospicui stipendi di cui sono destinatari, se lavorando di buona lena o se invece oziando. L’unico modo per effettuare questa verifica è ovviamente quello di poter avere accesso al materiale audiovisivo raccolto dalla stampa durante le sedute, giacché se è vero che queste ultime sono, almeno di norma, aperte al pubblico e accessibili a chiunque ne abbia voglia (o stomaco), alzi la mano chi ha assistito in vita sua a una seduta parlamentare. Romani esclusi, visto che l’emiciclo parlamentare è solitamente meta privilegiata delle uscite didattiche delle scuole dell’Urbe. Esclusi dunque i romani, ne restano pochissimi, quasi nessuno. Proprio per questo le foto e i video smaliziati realizzati dalla stampa parlamentare sono un importante e insostituibile mezzo di verifica per i cittadini italiani di ciò che avviene nelle segrete stanze dei Palazzi.

Ma qualcuno ha la coscienza poco pulita, e quindi autoritariamente vieta di riprendere tutto ciò che non sia strettamente pertinente ai lavori assembleari. Occhio non vede, cuore non duole; così i nostri signori deputati sperano che non vedendo più le immagini di tutte le loro bricconate gli italiani credano che l’intero emiciclo di Campo Marzio sia stato investito da una fulminante ondata di stacanovismo collettivo. E pensare che gli onorevoli che si ritrovano tutte le mattine a piazza di Montecitorio per la quotidiana pennichella e che ora non desiderano più essere disturbati dai fastidiosi flash dei fotografi sono gli stessi che stanno da tempo dichiarando guerra ai dipendenti statali, con la scusa che sono tutti dei fannulloni perdigiorno. Onorevoli, onorevoli! Chi è senza peccato scagli la prima pietra.