L’ennesimo omicidio perpetrato con un’arma da fuoco tenuta in casa riempie le pagine di cronaca dei quotidiani e riaccende la miccia del discorso sulla “legittima difesa”. Insomma fornisce nuova linfa alle polemiche populiste sul possesso di armi stesse.

Giusto pochi giorni fa, dopo l’omicidio del ragazzo albanese da parte del pensionato che se lo è trovato in casa, qualche politico ha proposto la cancellazione del reato di “eccesso di legittima difesa” e questo potrebbe anche essere condivisibile: se qualcuno aggredisce una persona, perché chi si difende dovrebbe passare dei guai giudiziari? Questo compromesso, tuttavia, non è sembrato sufficiente a qualche altro esponente politico che ha espresso l’idea di fornire incentivi economici a chi desideri comprare armi per la difesa personale. Oltre che sul piano politico ciò è gravissimo anche a livello umano: chi ha fatto la proposta non solo sta dicendo ai cittadini, già con poca fiducia nelle istituzioni, che lo Stato (di cui poi egli è un funzionario) non è in grado di proteggerli e di dare una pena certa a chi fa del male ma anche che se si ha il desiderio di comprare un armamento e uccidere qualcuno (un morto è un morto, sia per legittima difesa sia per una rapina) la stessa repubblica italiana darebbe il placet, sostenendo finanziariamente le faide private.

Qui non si tratta solo di sputare in faccia a Beccaria e Verri ma di creare un sistema di giustizia parallelo e questo modus operandi contraddistingue le mafie. La paura, tuttavia, ha un fortissimo effetto sulle persone che, quindi, fanno pressioni e petizioni per semplificare l’accesso alle armi, proprio nel momento in cui c’è più tensione ed è più facile premere il grilletto.

Ad oggi il porto d’armi per difesa personale viene rilasciato al richiedente che dimostri un valido motivo per girare armato, generalmente si parla di addetti alla scorta di personaggi in serio rischio di vita. Il senso della norma è fornire di strumenti d’offesa a chi è in grado di comprenderli e gestirli; non è un caso che nella situazione descritta in precedenza sia, spesso, imposto l’obbligo di esercitazione al poligono di tiro e vengano richiesti periodici controlli di stabilità mentale uniti a controlli delle reazioni: non si da una pistola a una persona che, presa da paura, possa cominciare a sparare all’impazzata. Aprire alla vendita di certi mezzi per i privati significherebbe incrementare il numero degli omicidi in quanto si concederebbe l’uso di armi anche a chi non sa come usarle.

L’effetto collaterale collegato a questa soluzione sarebbe quello di legittimare la giustizia privata e screditare ulteriormente le istituzioni del nostro Paese oltre che, quello più filosofico, di mettere in discussione lo stato di diritto a partire dalle sue basi d’appoggio. Il motivo di questa campagna è puramente populistico ed elettorale: è molto più semplice, per un partito anti-sistema, ottenere parecchi voti (tra cui quello “di protesta”) sputando fango sull’apparato istituzionale invece che tentando di sistemarlo o, perché no, di ripensarlo. Forse una concausa di questo modo di pensare è da ricercarsi nell’ormai sempre più presente e pressante modello americano che viene servito dai mass media con frequenza crescente.

Tale stile di vita è sempre più unanimemente ritenuto quello corretto da seguire e, alla fine, che c’è di male nel vedere ragazzine dodicenni girare per la strada vestite come delle sgualdrine dei bassifondi, persone che calpestano e disprezzano gli ultimi, quelli che non hanno “fatto i soldi” oppure problemi che vengono risolti a suon di calibro nove? Sperando che l’Italia non finisca mai come la civilissima America dove, in alcuni stati, è legale comprare e trasportare fucili d’assalto ma c’è una pena detentiva per chiunque acquisti sex-toys, si ricorda che l’arma più potente e più usata è e rimane la paura.