Il grigiore atmosferico meriterebbe ossequiosa “devozione”: non d’essere combattuto. Gli va dato atto di aver permesso che, da Torino alla Trinacria, ci si svegliasse finalmente sotto un unico cielo. Perché ognuno si sentisse a casa, ovunque si trovasse. Palermo, Roma, Reggio Emilia, Milano. La cappa di fumo che le avvolge, riduce la distanza che separa il capoluogo siculo da quello lombardo, e le ammassa sotto un’irrespirabile coltre di combustione chimica. Le perizie scientifiche accusano ciminiere, caldaie, ed obsoleti motori a scoppio. Ecco che allertare le cittadine è meno dispendioso di elaborare un piano strutturale di lungo periodo. Impossibile biasimare: l’Ottava di Natale induce al festivo ozio anche Palazzo Chigi. L’allarmismo mediatico, dunque, dilaga. E la coscienza collettiva soffre di una costante amnesia: l’inquinamento violenta la salubrità dei principali centri urbani italiani dalla sfrenata industrializzazione e dalla forsennata motorizzazione degli stessi.

Il problema è di quarantennale e risaputa matrice; eppure, le sue conseguenze risuonano insistentemente. Proprio nei giorni in cui il vaglio parlamentare ha benedetto l’Italicum, rassegnandoci ad una scellerata legge elettorale e alle marchette dell’arrivismo. Quando la malafede ci azzecca sempre… La riduzione del traffico cauterizza le lacerazioni del particolato atmosferico, ma non si sostituisce agli avvertimenti empirici degli ultimi quattro decenni riguardo alla precaria vivibilità dei nostri aggregati metropolitani. Le contromisure apportate fanno rima con l’inefficacia di provvedimenti tampone, utili solo a posticipare una risoluzione definitiva.

La salvaguardia dell’ambiente passa dal secco “NO!” da rifilare alla costruzione del TAV; dalla guerra al devastante impatto dell’Ilva di Taranto; dalla bonifica della Terra dei Fuochi; dallo sradicamento della criminalità organizzata; dall’emancipazione dal profitto. La nebbia nera su Milano è l’affannoso respiro – che sa di esalazione – della Madonnina, alla quale il recente semestre ha scalcinato persino la dorata essenza, oppressa dagli occhi del Mondo ed esaurita dalla sagra delle multinazionali. La Roma capitolina assiste inerme alla catastrofe estetica di un Colosseo inondato da polveri sottili, presa in ostaggio da un’incapacità amministrativa che le sta seviziando il passato e stuprando la storia. E mentre c’è “sulle strade la terza linea del metrò che avanza” – la veggenza di Battiato è spiazzante! -, l’ecosostenibilità implora d’essere filtrata da una sana condotta civica, che incentivi alla viabilità pubblica ed indirizzi alla tutela del proprio territorio. Sconfessando le dottrine dell’Area C e i salmi della pedonalizzazione dei Fori Imperiali.