Mentre tutti i riflettori sono puntati sull’appuntamento del 4 dicembre, è passato pressoché in sordina il referendum svoltosi nel comune di Manfredonia sulla realizzazione di un impianto di Gpl nella zona costiera. La cittadinanza è stata chiamata alle urne lo scorso 13 Novembre per pronunciarsi sul progetto della multinazionale Energas e lo ha respinto con uno schiacciante 96,02 % dei votanti. Il fronte del “No”, guidato dal sindaco Riccardi con l’appoggio del presidente di regione Emiliano, è uscito nettamente vittorioso dalla consultazione referendaria dopo aver denunciato il pericolo derivante dalla decisione di installare una struttura enorme – sarebbe il più grande deposito europeo di gas – su un territorio ad altissimo rischio sismico. Il comune di Manfredonia, infatti, dal punto di vista sismologico appartiene alla zona 2, proprio come L’Aquila. Secondo gli oppositori, la possibile rottura del mega deposito in caso di terremoto causerebbe una fuoriuscita di gas e di liquidi determinando la distruzione degli habitat e degli equilibri naturali circostanti. Una calamità gigantesca che danneggerebbe anche l’ecosistema sottomarino delle praterie di Posidonia di cui questi fondali sono ricchi. Non sorprende la consistente partecipazione alla consultazione e la percentuale bulgara in favore del “no”: la popolazione locale è particolarmente sensibile all’argomento dei conflitti ambientali avendo conosciuto la tragedia dell’esplosione dell’impianto Enichem nel 1976. L’esplosione rilasciò nei cieli della città una nuvola tossica di anidride arseniosa e di ossido di carbonio ed avvelenò i fondali del vicino golfo. L’episodio ha avuto gravissime conseguenze sulla salute della popolazione locale con un accertato eccesso di tutti i tipi di tumori negli anni successivi al disastro.

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Rischio sismico della Puglia: Manfredonia nella zona rossa

Dal canto suo, Energas ci ha provato in tutti i modi a convincere i manfredoniani presentando il progetto come un’irripetibile opportunità occupazionale per il territorio. Per rassicurarli sull’impatto ambientale del deposito, la multinazionale dell’energia si è giocata anche la carta nazionalpopolare commissionando uno spot affidato al volto bonario di Lino Banfi. Ma l’unico risultato ottenuto è stato quello di far diventare Nonno Libero il protagonista, suo malgrado, prima della rabbia e poi – a urne chiuse – degli sfottò dei sostenitori del “No”. Il presidente dell’Energas, in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, ha messo in discussione il valore tecnico – scientifico delle riserve espresse dall’amministrazione comunale e dai comitati contrari. Secondo il massimo dirigente dell’azienda, oltre ad offrire nuovi posti di lavoro, l’impianto industriale non è pericoloso come viene presentato perchè non si trova nelle vicinanze del centro cittadino ed il deposito interrato permette di evitare eventuali emissioni nell’atmosfera. La plebiscitaria vittoria del “no” alle urne non esclude però la possibilità che il deposito venga realizzato. Per la costruzione del suo impianto, l’Energas  aveva già incassato il permesso del ministero dello sviluppo economico ed anche la compatibilità ambientale dai ministeri dell’ambiente e dei beni culturali. Ora la palla passa al governo che potrà decidere se rispettare l’esito del referendum consultivo stoppando la costruzione oppure ribadire l’ok a Energas andando, però, contro la volontà popolare.