Graziano Delrio è Ministro dei Trasporti dal 2 aprile. Secondo il volere di Renzi, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è andato a sostituire Marcello Lupi, travolto dallo scandalo Grandi Opere. Come riportato da tutta la stampa nazionale, il nuovo Ministro si è recato nel suo ufficio di Porta Pia munito di bicicletta, e ai giornalisti che lo attendevano ha fatto sapere che “Si lavorerà a stretto contatto con Raffaele Cantone”. Expo è ormai alle porte, le prime figuracce internazionali sono state già fatte, e molte altre arriveranno presto se la politica non si darà una mossa. Ed ecco dunque spuntare il nome di Delrio, politico che piace a destra ma anche a sinistra, uomo pacato e abituato a muoversi nell’alta politica. Sarà dotato di un portafoglio invidiabile, ma non starà troppo in mezzo ai piedi del Premier Renzi.

Ma davvero è opportuna la nomina di Delrio ai Trasporti? Il nodo sono le Grandi Opere, delle quali ha parlato lo stesso neoministro nei primi giorni di lavoro. A rileggere la letteratura di uno o due anni fa spunta un sorriso amaro. In molti avevano infatti parlato di Expo come di una grande occasione per rilanciare l’Italia in Europa e nel mondo: un’opportunità unica di diffondere i prodotti e la cultura del Belpaese sfruttando una vetrina internazionale di tutto rispetto. E invece tutto si è risolto nei soliti scandali italiani, negli affari di tangenti e favori che non fanno altro che affossare la nostra reputazione agli occhi del mondo. E allora – proprio ora che si sta provando a salvare il salvabile – c’è bisogno di tanta competenza e di facce e mani pulite.

Raffaele Cantone è certamente un personaggio adeguato. È un uomo pragmatico, esperto di antimafia, che sa muoversi in acque torbide ed è in grado per questo di salvare la faccia del nostro Paese. E Delrio? Per rispondere bisognerebbe ascoltare la voce degli emiliani. Graziano Delrio è stato primo cittadino di Reggio Emilia dal 2004 al 2013, il primo Sindaco del capoluogo emiliano dal 1945 a non aver militato nel PCI. Ha lasciato la città con due belle perle che fanno sorgere un po’ di dubbi sulle reali competenze del neoministro. La prima è la stazione Mediopadana. Una fermata realizzata tra il 2008 e il 2013, sulla quale era calata l’ombra delle infiltrazioni mafiose in fase di realizzazione e che una volta inaugurata ha totalmente deluso le aspettative iniziali, offrendo servizi a poche decine di viaggiatori per treno. Una vera cattedrale nel deserto, costata 79 milioni di euro e progettata da Santiago Calatrava, che non ha mai offerto un servizio davvero rilevante.

 Altra questione interessante è quella brutta storia degli appalti vinti dalla ditta del cugino di Delrio, e dei quali la moglie di quest’ultimo – all’epoca dirigente del Comune di Reggio Emilia – sapeva già tutto in anticipo. Dall’amministrazione dissero che si trattava di una procedura regolare, nessuno è stato mai indagato o arrestato per questa vicenda, ma certo la credibilità di Delrio in quell’occasione  perse diversi punti agli occhi dell’opinione pubblica locale. Cosa che del resto è valsa anche nel 2009, quando lo stesso neoministro si recò ad una manifestazione religiosa tenutasi a Cutro, sede del boss Nicolino Grande Aracri. Ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, Delrio disse di non sapere che a Cutro vi fosse la sede del boss (sic!). Le associazioni antimafia gli tirarono le orecchie, e tutto finì lì, senza alcun risvolto giuridico.

Delrio è dunque un personaggio controverso. Un uomo senz’altro onesto, mai immischiato in scandali di alcuna sorta, eppure un poco “sbadato”. Un politico che non si accorge dei boss, che non si rende conto delle figuracce che sta facendo, che promuove la realizzazione di un’opera enorme e a conti fatti poco utilizzata. Un politico forse non propriamente adatto alle Grandi Opere e ai Trasporti, visto e considerato che saranno proprio le GO il nodo cruciale dell’economia italiana nei prossimi anni. L’Italia davanti a sé ha da giocare la sfida del Mose, della TAV, di Expo 2015 e di tutte le altre grandi opere previste per il nostro Paese. Sarà una sfida da giocarsi sull’efficienza, sui costi, ma anche e soprattutto sull’onestà e la trasparenza, nelle quali abbiamo sempre dimostrato gravi deficit. E a guidarci sarà Graziano Delrio, renziano della prima ora politicamente utile a Renzi, ma forse non troppo esperto di trasporti e Grandi Opere. Ma del resto – da che mondo è mondo – in Italia il merito non ha mai avuto grande successo.