Fra le critiche ingiuste mosse a Benedetto XVI, una delle più ricorrenti è quella di esser stato un Papa eurocentrico. D’altra parte non si può negare che Ratzinger, con i suoi richiami alle radici cristiane e la sua insistenza sul ruolo di culla del cattolicesimo, abbia mostrato una speciale predilezione per il Vecchio Continente. Ma è una predilezione amorevole, la stessa di un padre verso il primogenito che ha imboccato la strada sbagliata.  Nel corso del suo pontificato, questo sguardo paterno sull’Europa non ha affatto sminuito l’importanza attribuita al resto del mondo,  contrariamente a quei detrattori che, accusandolo di trascurare i “continenti periferici”,hanno esplicitato la loro logica fortemente eurocentrica.  Pur tenacemente impegnato a scongiurare lo sfratto del cattolicesimo da quella che fu la sua dimora più longeva, Ratzinger si è dimostrato consapevole del ruolo protagonista a cui sono inevitabilmente destinati gli altri continenti nella storia futura della Chiesa. A conferma di ciò, spicca l’attenzione dedicata all’Africa nei suoi 8 anni di pontificato. L’altamente simbolica definizione di “immenso polmone spirituale”[1] ha fotografato alla perfezione una realtà confermata dai numeri: tra il 1979 e il 2013 i cattolici africani sono passati da 55 a 206 milioni con un ritmo superiore alla stessa crescita demografica. [2]

Celebrando l’anniversario del Fidei Donum nel 2007, l’enciclica con cui Pio XII invitava le diocesi europee ad inviare missionari alle chiese africane ancora povere di sacerdoti, Benedetto XVI ha esaltato il successo di quell’esperienza constatando come la situazione si fosse ribaltata rispetto a 40 anni prima: l’Africa incarna ormai la locomotiva trainante del cattolicesimo che, invece, arretra senza sosta nella sua antica roccaforte.  Preoccupato dalla deriva di scristianizzazione intrapresa da quello che un tempo fungeva da serbatoio vocazionale del mondo, il Papa teologo ha individuato nel programma di Nuova Evangelizzazione l’ultima possibilità di cura, affidando proprio alla Chiesa africana, così inarrestabilmente vitale, il compito di somministrarla al Vecchio continente malato. La Nuova Evangelizzazione dei popoli di antica cristianizzazione rappresenta il processo inverso rispetto al Fidei donum di Pio XII, un atto di riconoscenza dovuto dall’allievo di successo al maestro in declino e  l’occasione per mettere in pratica, ancora una volta, la natura missionaria intrinseca nella Chiesa.

Smentendo uno stereotipo occidentale che lo riduce a concentrato esotico di esibizioni folcloristiche, Benedetto XVI ha espresso apprezzamento anche per lo stile liturgico delle chiese africane. Delle celebrazioni eucaristiche vissute durante le sue due visite nel continente, Ratzinger ha voluto sottolineare l’ebbrezza mistica ed il senso della sacralità che consentono di percepire al meglio la costante presenza divina in mezzo all’umanità. A tal proposito, significativo è il fatto che il massimo interprete della cosiddetta “riforma della riforma” inaugurata da Ratzinger, intesa a ripristinare l’autentica interpretazione del rinnovamento liturgico conciliare  segnata dalla continuità con la tradizione e non dalla rottura, sia un cardinale guineano, Robert Sarah.

Il rapporto di Ratzinger con l’Africa è finito sotto i riflettori dei superficiali media occidentali solo per le parole sul preservativo giudicato non sufficiente a debellare l’AIDS, posizione peraltro in naturale conformità con la visione della morale cattolica sulla sessualità. Meritevoli di maggior risalto sarebbero state le denunce sui mali concreti che affliggono il Continente Nero, addebitati a destinatari per nulla generici: le multinazionali, la classe politica locale e gli organismi finanziari internazionali. Sconfessando chi ha provato a designarlo come capofila dello scontro di civiltà, Ratzinger ha proposto un’intesa ai capi islamici, fondata sull’incontro della fede con la ragione, contro i nemici più temibili: il neoliberismo, il materialismo ed il relativismo. Tutti “valori” che hanno causato l’attuale crisi culturale dell’Occidente e che quest’ultimo, imprudentemente, vorrebbe esportare nell'”immenso polmone spirituale” del pianeta. Con chiarezza e schiettezza, senza quella patina paternalistica tipica invece dei buonisti che parlano di Terzo Mondo, l’europeo Ratzinger ha esortato gli africani a prendere consapevolezza del patrimonio di cui dispongono, demografico e vocazionale innanzitutto,per poter prendere in mano non solo il proprio futuro ma anche quello del mondo e della Chiesa.

[1] http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2009/documents/hf_ben-xvi_hom_20091004_sinodo-africa.html

[2] http://www.30giorni.it/articoli_id_10593_l1.htm