Com’é semplice constatare, uno Stato autenticamente sovrano avrà sempre priorità in merito a questioni che riguardano strettamente il proprio territorio e la propria economia. Questo concetto, ritenuto logico e scontato fino a poco più di un decennio fa, è stato ampiamente messo in discussione dall’ideologia liberista dell’UE, la quale esercita piena autorità su ogni singola nazione, con il pretesto di  una maggiore fratellanza e cooperazione internazionale. A risentire di questo processo di forte centralizzazione europeista sono i Paesi dell’area mediterranea del continente (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna): essi, economicamente e politicamente più deboli, sono maggiormente soggetti a manovre di sfruttamento energetico, frutto di accordi taciti tra la burocrazia di Bruxelles, la complicità governativa e le grandi corporation.

Nel contesto italiano, la situazione è particolarmente drammatica dal momento che, rispetto ad altri Paesi, il governo renziano si dimostra quasi totalmente favorevole a dubbie ricette di salvataggio economico, come si dimostra totalmente negligente (e quasi complice) nei confronti degli avidi interessi internazionali sulle risorse energetiche presenti nel Sud Italia. Il Mezzogiorno, fiaccato ad oltranza dalle ristrettezze economiche, frutto di una cieca politica d’investimento, si ritrova a esser vittima di continue “occhiate maliziose” da parte dei potentati dell’energia, sempre più propensi a scavalcare i dirigenti locali pur di sottrarne le ricchezze naturali.

Emblematica è la situazione che in questo periodo vive la Rregione Puglia, dove il governatore Emiliano intraprende un duro scontro con il Ministero dello Sviluppo Economico, responsabile per aver concesso l’autorizzazione, alla Petroceltic, per l’ispezione dei fondali marini a fini di estrazione degli idro-carburi. In particolare, le Isole Tremiti, nonché patrimonio naturalistico  e grande fonte per il turismo indigeno, sarebbero l’agognato oggetto di interesse della società petrolifera. Il governatore Emiliano protesta per le misure firmate dal Ministro Guidi in contrasto con la volontà popolare e regionale, dal momento che la stessa Legge di Stabilità aveva introdotto il divieto di perforare il suolo marino entro 12 miglia dalle coste. Si tratta, tuttavia, di un divieto conquistato dai comitati no-triv e dai movimenti di cittadinanza attraverso i referendum, senza i quali ciò non sarebbe stato possibile.

Il Ministro Guidi ha voluto rassicurare la Regione Puglia, affermando che i metodi di ricerca delle risorse presentano un impatto ambientale minimo: navi oceanografiche utilizzerebbero l’ “air gun”, ovvero cannonate d’aria compressa le quali rimbalzano sui fondali, fornendo così i dati sulla morfologia del sottosuolo e la presenza di idrocarburi. Non ha esitato ad arrivare la risposta degli esperti, i quali hanno smentito l’innocuità del procedimento, dal momento che il rumore delle esplosioni è paragonabile a quello dei terremoti, con imprevedibili conseguenze per la fauna marina. Lo stesso ex sindaco di Bari, Emiliano, fa presente che il metodo di  ricerca descritto dal MISE é stato quasi considerato come reato nel codice ambientale, e che le direttive del Ministro Guidi sono in contrasto con le politiche di accordo e mediazione tra regioni e governo, che da sempre hanno caratterizzato il Paese. Le trivellazioni, tuttavia, non minacciano solo il territorio pugliese, ma anche le restanti regioni “ribelli” quali Basilicata, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, cuore pulsante del movimento No Triv, per la maggior parte meridionali.

A tutto ciò si aggiunge la penuria di coscienza civile delle popolazioni del Sud Italia, restie a reagire in massa e narcotizzate in un mondo di piacevoli illusioni mediatiche. Buona parte dei conflitti è infatti portata avanti da fasce esigue di attivisti e studenti, tradizionalmente legate all’ambiente dell’attivismo politico e sociale. E’ in questo senso che dev’essere innescata una controtendenza: quella che il Sud deve combattere è soprattutto una battaglia contro sé stesso, contro le proprie contraddizioni e l’ “auto-indifferenza”. Dunque, mai quanto nel presente periodo storico, è necessaria una campagna massiccia di sensibilizzazione e informazione nei confronti della gente e contro la lobotomizzazione di cui essa stessa è vittima. E’ giunto il tempo che i cittadini del caldo Sud si risveglino dal torpore, poiché la loro terra sarà una trincea di resistenza contro il più antico nemico dell’uomo: la schiavitù del capitale.