David Allegranti,fiorentino, classe 1984, è un giornalista professionista. Si è sempre occupato principalmente di politica ed è sicuramente, tra gli addetti ai lavori, uno dei più informati conoscitori delle logiche di potere in Toscana, ruotanti attorno a Matteo Renzi e non solo. Si distinse giovanissimo con il suo “” Matteo Renzi, il rottamatore del Pd”, libro scritto da giovanissimo in cui ha ripercorso tutte le tappe iniziali, dagli scout alle prime esperienze elettorali, dell’allora solo Sindaco di Firenze che avrebbe poi da lì a poco scalato le vette del Partito Democratico. Ha proseguito la sua attività lavorativa scrivendo su molte delle principali testate nazionali, dal Corriere fiorentino alla Stampa, dal Foglio all’Huffington Post, da Panorama a Vanity Fair. Lo si trova, inoltre, su Twitter (@davidallegranti) e sul suo blog. L’ultima sua pubblicazione è un altro libro su Matteo Renzi edito da Marsilio e intitolato “ The Boy, Matteo Renzi e il cambiamento dell’Italia.”

Allegranti, lei è toscano, fiorentino per l’esattezza, come si trova questa Toscana al potere in Italia? Sul Foglio comparse la sua “inchiesta sul vero potere di Firenze”. Rispetto a quando i protagonisti di quel suo articolo si sono insediati nei posti che contano, che bilancio traccerebbe oggi ?

Rispetto a quella pagina, uscita sul Foglio qualche settimana fa, sono in arrivo a Roma altri componenti del “Giglio Magico”. Come Eugenio Giani, candidato alla presidenza del Credito Sportivo. Le commissioni di Senato e Camera hanno già dato il via libera. La firma finale spetterà al presidente del Consiglio. Ma Giani, che è già rimasto fregato una volta, per prudenza resta candidato anche per il Consiglio regionale toscano. Al posto di Graziano Delrio, nuovo ministro delle Infrastrutture, è arrivato Claudio De Vincenti; economista, bersaniano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un’apertura del Giglio all’esterno? C’è chi si chiede quanto durerà… Mi pare interessante, giornalisticamente e non solo, l’“occupazione” renziana di Palazzo Chigi. Non vorrei che alla fine si risolvesse in una mera sostituzione di gruppi dirigenti”.

Lei dal Corriere fiorentino è passato alla stampa romana, così come Renzi è passato da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, ci dica la verità: lo segue? Ma i palazzi romani Renzi lo hanno digerito da subito, come pare, o ci sono ancora un po’ di resistenze ” geografiche..” ?

(Ride) Ma no! Sono un giornalista politico e avevo la notizia “in casa”. Come avrei potuto non occuparmene? Adesso sono curioso di vedere come andrà a finire una storia che ho seguito fin dall’inizio. Comunque il prossimo libro, che esce fra poco, non è su Renzi. Si chiama “Siena Brucia” e lo pubblica Laterza. Per tornare alla domanda, i palazzi romani non hanno digerito Renzi. Il presidente del Consiglio, come già faceva a Firenze peraltro, continua a scontrarsi con i corpi intermedi, con i boiardi di Stato, con i tecnici del Senato, con l’Istat. Lui li chiama gufi e parrucconi, ma non sono sempre dei rosiconi. E non mi piace che si consideri un attacco alla stabilità del governo qualsiasi critica che gli viene mossa”.

Se si dice Renzi, ormai, si legge anche Maria Elena Boschi. Lei che conosce i veri rapporti di forza nella sua terra, quanto sono contati realmente il padre della Boschi e il presunto accordo con Verdini nella scalata dell’ormai onnipresente sui rotocalchi del Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento?

Non credo c’entrino accordi fra Pier Luigi Boschi e Denis Verdini. La ministra Maria Elena Boschi è il volto pop del governo (a parte quello di Renzi, beninteso) e nella costruzione dell’immaginario politico queste cose servono. Oggi va di moda chiamarla narrazione, o, come dicono quelli fighi, “storytelling”.

C’è, in questo senso, una trasversalità di rapporti in Toscana tra PD e FI? In alcune circostanze sembrerebbe che l’opposizione giochi a mantenere inalterate certe logiche, come se questo monopolio più o meno apparente del Pd convenisse quasi a tutti…

In alcuni casi è stato così. A Firenze il centrodestra ha scelto candidati sindaci in ritardo; un po’ per fatica a trovare nomi spendibili, un po’ perché mancava di convinzione, come se la partita fosse sempre (e lo era, si badi bene) persa in partenza. Candidati che peraltro poi abbandonavano lo schieramento con cui erano stati eletti. Penso a Domenico Valentino, che dopo le elezioni passò ai Verdi. Poi c’è Siena, dove il centrodestra ha partecipato alla lottizzazione delle poltrone, alla spartizione degli incarichi di Banca e Fondazione Mps. Lì ha fatto molto comodo non essere ostili alla sinistra”.

Lei fu il primo con il suo ” Matteo Renzi, il rottamatore del Pd” ad individuare nell’attuale Presidente del Consiglio una figura carismatica in grado di sparigliare il tavolo e prendere il controllo della partita. A distanza di tanti anni, lei, inoltre, ha scritto anche ” The Boy” sempre su Renzi ma ormai già uomo di potere, cosa si sente di dire sul renzismo? E’ ancora in salute? Finirà mai? Magari continuerà nel ” Nardellismo”…?

Il renzismo è in salute anche perché gli avversari sono risibili. Renzi dovrebbe essere preoccupato dalla minoranza del Pd o da Matteo Salvini? Sono entrambi funzionali al capo del Pd. La prima consente a Renzi di dire: “Vedete, loro non vogliono che l’Italia cambi, loro sono quelli che non hanno fatto nulla per vent’anni e vorrebbero fare altrettanto per i prossimi venti”. Il secondo invece con le sue sparate sui rom e contro i migranti, sarebbe l’avversario perfetto in una competizione elettorale. Con lui, Renzi potrebbe fare quello di sinistra senza troppo impegno. Salvini punta a essere il collettore dei conati di vomito degli italiani. Quello un po’ allarmato, mi pare, dovrebbe essere Beppe Grillo”.