Ebbene, il Partito Democratico è un partito che non smette mai di stupire poiché, di commedianti e teatrini annessi, ne sforna a bizzeffe. Sul palcoscenico “rosso”, oramai diluito d’un bianco d’ispirazione democristiana, alias l’ennesima assemblea del PD, la stella fra i comici, Matteo Renzi, sfoggia l’ennesimo capolavoro retorico: un mix di patriottismo, ironia, autoesaltazione e amore incondizionato per il Paese. Tuttavia, nonostante l’iniziale vena risorgimentale del partito culminata con l’inno di Mameli, il nocciolo del discorso rimane pressoché invariato: la critica dei predecessori al governo (Monti) e un magro tentativo di attribuzione di senso ideologico alle parti. Afferma “convinto” il presidente: “Nell’assemblea di Milano, a luglio e in piena Expo, lanciammo una provocazione sulle tasse. Dicemmo che abbassarle è un qualcosa di sinistra. In Italia se cerchiamo un qualsiasi istituto di sondaggi vediamo che la parola destra è associata ad abbassamento delle tasse, sinistra all’innalzamento delle tasse. Ma è vero il contrario: in Italia il partito delle tasse è la destra, il partito che ha abbassato le tasse è il Pd”. Non può che far piacere che Matteo Renzi, ( e non un Matteo qualsiasi), si sia voluto cimentare in questa “illuminante” lezione di disputatio filosofico- politica, sebbene forse non sia stato colto il problema di fondo. La questione risiede nel fatto che le distinzioni “di colore” siano state annichilite dal prosieguo di una politica di tagli e austerità approvata all’unanimità dalla presente classe dirigente del Paese.

Fino a questo punto, non sembra esservi nulla di troppo diverso dal solito discorso, finché il presidente del consiglio non arriva a pronunciare i nomi di Giulio Regeni e Valeria Solesin. Innanzitutto, vi è un’insondabile spiegazione dietro alla scelta di associare due nomi di giovani morti in circostanze completamente differenti e, per rigor di logica, non così vicine. Si ha quasi l’impressione che il PD abbia voluto celebrare, in maniera molto pacchiana e anacronistica, Regeni e Solesin quali connazionali “caduti di guerra” sul suolo straniero, quando la realtà è ben diversa. Valeria Solesin è la sfortunata vittima di un grave episodio terroristico, mentre il decesso del ricercatore ventottenne è avvenuto per cause ancora ignote, le cui ipotesi cadono su reparti deviati del governo egiziano o su servizi segreti non ancora identificati. Al di là dell’esito delle due drammatiche vicende, (sicuramente rilevanti), il savoir faire renziano nell’esprimere dolore e rammarico per i due spiacevoli eventi è a dir poco commovente. Invocando il pieno “amor patrio”, l’implacabile e febbrile uomo di stato fiorentino afferma: “pretendiamo la verità sulla morte di Giulio Regeni, anche quando fa male. Se vi è chi pensa che in nome del politicamente corretto noi possiamo accontentarci di una verità artificiale e raccogliticcia, sappia che non c’è verità di comodo, non c’è business che tenga, non c’è diplomazia che tenga”. E’ spiacevole deludere le parole così “sentite” del presidente del Consiglio, eppure di business che tenga ve n’è molto. Come afferma il noto giornalista Giovanni De Mauro su L’Internazionale, per molti giorni vi è stato uno strano silenzio sulla vicenda Regeni, un clima di silenzio probabilmente scaturito da un “solidale” rapporto economico italo-egiziano fondato su 5,7 milardi di dollari d’interscambio raggiunti nel 2014, (il quale entro il 2016 verrà arrotondato a 6 miliardi). L’Italia risiederebbe dunque al primo posto nelle esportazioni egiziane (9,6 % nel solo 2014), un’operazione commerciale molto redditizia per il Paese, la quale comprenderebbe circa 130 tra i nomi delle aziende italiane più importanti (soprattutto in ambito energetico e finanziario). Un’altra circostanze che avrebbe spinto il Paese al silenzio, risiederebbe nella scoperta di un giacimento di gas naturale in Egitto nel 2015, ad opera dell’Eni.

Dunque, caro Matteo Renzi, perché confortare la famiglia Regeni e gli italiani assetati di giustizia con determinate parole, se la verità fattuale è quella in cui contano gli affari e le ricerche di polizie ed intelligence devono rallentare in nome del Dio Mercato e dei suoi affari? E’ evidente che l’italico governo stia procedendo a passo lento, per non incorrere nell’ira di qualche ancestrale e irascibile divinità egiziana. Ma soprattutto, non sembra forse ridicolo far leva su tutte le questioni care alla cittadinanza, al sol scopo di colmare i buchi dell’assenza di una reale politica nazionale?