di Nicola Rinaldo

Cosa conduce l’uomo verso il baratro? Forse non esiste una semplice risposta a questa domanda. Gloria Rosboch, insegnante 49enne di Castellamonte si è ritrovata in un pozzo perché amava. Amava il proprio aguzzino. Qualcuno potrebbe dire che era una stolta, una sprovveduta, non ci si lascia coinvolgere in una truffa a quell’età. A quasi 50 anni ci si dovrebbe sentire maturi, invincibili, saldi su due gambe ormai stabili e ferme. Probabilmente amava l’idea di poter amare quella donna schiva e dolce. Una vita che sfuggiva fra le dita del tempo. Come i granelli di sabbia in una clessidra. Le sere interminabili. Tutte uguali. La sensazione che si tutto lì. Aspettare per giorni il calare sobrio e silenzioso del sipario sullo spettacolo della propria esistenza. Uno spettacolo recitato in maniera sobria, e dignitosa. Tutto lì, famiglia, lavoro e casa. Probabilmente l’aguzzino ha capto chi si trovava di fronte.

L’insegnante ha consegnato i risparmi di una vita al proprio futuro carnefice ed è stata uccisa  dopo essere stata attirata, alcuni mesi dopo con il pretesto di restituire il denaro. Le era stata promessa una vita felice. Un’utopia esistenziale. Ci ha creduto Gloria. Forse si sentiva pronta a realizzare i propri sogni. Chi soffre in silenzio per troppo tempo esplode con il fragore di un tuono nella serenità di un cielo estivo. Per Castellamonte la scomparsa di Gloria è stato sicuramente qualcosa del genere.

Flaubert scriveva che nei paesini di provincia perfino le pareti delle case trasudano odio. I funerali di Gloria erano affollatissimi, ci si chiede se in vita avesse avuto il supporto di altrettante persone.

Probabilmente il minimo comune  denominatore della sua esistenza è stato il silenzio. L’accettazione della propria vita. La non volontà di sottrarsi a ciò che essa le ha posto di fronte. Forse proprio per questo Gabriele de Filippi ha trovato un terreno fertile per coltivare la propria malvagità. Chi sfrutta le persone deboli e sceglie come ragione di vita l’opportunismo e la meschinità suscita davvero non pochi dubbi su quali siano i valori che governano la nostra società.

Forse è proprio il palcoscenico su cui si incontrano le storie di due persone apparentemente così diverse che ci fornisce la chiave per sbirciare fra le maglie di ciò che definiamo comunemente Male. Un concetto astratto che tentiamo di rendere concreto in tutti i modi, vogliamo dargli a tutti i costi una consistenza. Quasi a rendere tangibile ciò che per propria intrinseca natura non può essere tale. Come accenna Camus, la Peste si può annidare ovunque, aleggia nell’aria e ci colpisce quando ci sentiamo invincibili. Ci sarà un processo. Probabilmente una condanna ma chi osserva rimarrà con le solite domande e le consuete alternative.

Il Male potrà rimanere una lontana e intangibile cornice oppure potrà prendere la forma dell’oggetto di un esame di coscienza. L’informazione tutto sommato ha proprio la funzione di suscitare e insinuare il dubbio, elemento fondante di una società civile in quanto naturale precursore della critica. Una critica che deve essere rivolta in primis nei confronti di noi stessi. Forse. La storia di Gloria. I suoi errori. La sua fine. Aspetti che forse non toccano. Sono lontani da noi. Noi non siamo così. Eppure la sua esistenza era tranquilla. Forse quanto la nostra.

Inutile del resto toccare la cattiveria esplosa sul web nei confronti di chi è stato già distrutto dalla vita. Una gara a chi è più degno. Probabilmente per la maggior parte delle persone questa storia dovrà rimanere per sempre ciò che deve sembrare. Un intreccio lineare connotato da ingenuità, stigma sociale e omicidio. Punire per dimenticare. Non deve essere così facile. La comunità ha di fronte a se la possibilità di ridare a ciò che è successo un’aura di umanità.

Se la morte atroce di Gloria darà uno spunto di riflessione a chi troppo spesso liquida chi  sta intorno e pretende di giudicare chi non ha mai conosciuto, si potrà parlare forse di una piccola redenzione morale. I  greci credevano nella ciclicità. Una morte deve per forza portare vita. La rinascita di alcune coscienze sarebbe forse auspicabile.

Rimane però il ricordo di uno sguardo schivo, due occhi puri dietro due lenti. Gloria sognava il mare della Costa Azzurra e non il buio di un pozzo.