Pene aspre per chi pubblica intercettazioni “irrilevanti”. Una rivoluzionaria modifica della prescrizione. Un ingente aumento delle pene previste per il voto di scambio. Anche da queste proposte passa la riforma della giustizia targata Renzi. E’ quanto emerso dall’audizione di Nicola Gratteri davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla mafia. Lo scorso 24 novembre, infatti, il magistrato calabrese ha illustrato alla Commissione Parlamentare il lavoro svolto dalla Commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta, anche patrimoniale, alla criminalità, da lui stesso presieduta.

La Commissione, voluta fortemente da Renzi, ha avuto durata breve. E’ stata  istituita con un decreto il 30 maggio 2014 per terminare il suo operato solo sette mesi dopo. Di tutto il lavoro è stata redatta una relazione finale inviata al governo. Di tale organismo ha fatto parte anche Piercamillo Davigo, già membro del pool “Mani Pulite” negli anni ’90.  Scontata è parsa, invece, l’assegnazione della presidenza a Nicola Gratteri, il procuratore che Renzi desiderò nominare Ministro della Giustizia appena salito a Palazzo Chigi. Poi la cosa non andò a buon fine perché Napolitano pose il suo veto, come raccontano alcune testate. E la poltrona riservata a Gratteri la occupò il garantista Andrea Orlando, ben visto dallo stesso Berlusconi.

Ma a cosa serve la Commissione presieduta dal pm calabrese? I magistrati e gli altri membri sono stati incaricati dal governo di promuovere delle leggi “in tema di lotta, anche patrimoniale, alla criminalità organizzata”, “perseguendo”, riporta il Fatto quotidiano, “l’obiettivo di trasformare i beni sottratti alla mafia in opportunità di sviluppo per le zone maggiormente incise” tramite “strumenti idonei a contrastare in modo efficace l’infiltrazione criminale nell’economia legale’’. Insomma, la Commissione dovrebbe elaborare proposte di legge per combattere la mafia in maniera più incisiva, soprattutto dal punto di vista patrimoniale, cioè andando a colpire i beni dei mafiosi. In realtà, alcune di queste proposte di legge sono già al vaglio del Parlamento perché inserite all’interno del ddl penale. Vedremo se arriveranno alla fine dell’iter legislativo.

Sostanzialmente, ha detto la Commissione, vi è la necessità di aumentare le pene ai condannati per voto di scambio politico-mafioso e quelle per i reati ambientali. Inoltre, sono previste la rivoluzionaria cessazione del decorso della prescrizione dopo la condanna di primo grado e l’introduzione di agenti “sotto copertura” nelle indagini anti-corruzione. Alcune di queste riforme sono positive, soprattutto dal punto di vista processuale, si pensi alla modifica della prescrizione ritenuta uno dei grandi problemi della giustizia italiana.

Ma il nodo della questione è un altro. Infatti nel verbale della Commissione, come riporta il Fatto quotidiano, è previsto che  “chiunque, fuori dei casi consentiti, pubblica o diffonde in qualsiasi modo il testo d’intercettazioni di conversazioni telefoniche o altre forme di comunicazione, ovvero di corrispondenza acquisita agli atti di un procedimento penale, il cui c o n t en u t o abbia portata diffamatoria e che risulti manifestamente irrilevante a fini di prova, è punito con la reclusione  a due a sei anni e con la multa da euro 2.000 ad euro 10.000”. Si cerca, quindi, di mettere un ulteriore bavaglio alla stampa prevedendo pene aspre per chi pubblica intercettazioni “irrilevanti.” Bisogna capire, poi, cosa si intenda per irrilevanza ai fini di prova. Intercettazioni che qualche mese fa fecero tremare proprio Renzi. Fu proprio il Fatto quotidiano a pubblicare, a lo scorso luglio, una conversazione del 2014 tra l’allora capo del Pd Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi. Da quella amichevole  chiaccherata al telefono emergevano due cose: il fatto (tutto politico) che Renzi riteneva “Letta un’incapace”. Da lì a due mesi avrebbe preso il suo posto. E sempre in quella conversazione Adinolfi evocava parecchie ombre e “conflitti di interesse” sulle attività di Giulio Napolitano,  figlio dell’allora Presidente della Repubblica.  Insomma, nella relazione finale della Commissione si è voluta inserire anche la norma-bavaglio contro la stampa. Altro che “Vatileaks”.

Vedremo se la proposta sulle intercettazioni passerà in Parlamento. In tal caso a molti giornali non resterà che la cronaca sportiva.

qui l’audizione di Gratteri https://www.radioradicale.it/scheda/459622/commissione-parlamentare-di-inchiesta-sul-fenomeno-delle-mafie-e-sulle-altre