Giovedì sera è stato trasmesso il primo discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un discorso di venti minuti esatti, sotto molto aspetti innovativo e differente rispetto a quelli che avevamo visto negli ultimi anni. Si è parlato tanto della location, che è passata dall’austero studio ufficiale di Giorgio Napolitano al più intimo e accogliente salotto privato di Sergio Mattarella, e anche della posizione dello stesso Presidente, che anziché essere dietro alla scrivania, quest’anno ha scelto di collocarsi semplicemente seduto su una poltrona. Un’impostazione questa che sicuramente ha reso l’atmosfera più  confidenziale e informale, anche se il Presidente in alcuni momenti non sapeva letteralmente dove mettere le mani, intoppo al quale si è in parte ovviato con molte inquadrature a mezzobusto. Anche il foglio del discorso poggiato sulle ginocchia dal quale ogni tanto sbirciava qualcosa gli conferiva un’aria vagamente da scolaretto durante l’interrogazione.

Ma aldilà delle scelte registiche, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello della forma dell’esposizione, il discorso pronunciato avantieri da Mattarella si è largamente distaccato da quelli dei suoi ultimi predecessori, offrendo parecchi spunti interessanti. Egli, senza mai cadere nel politichese cui ci aveva abituati Napolitano, ha affrontato con un linguaggio molto informale e scorrevole, anche se lontano da poter esser definito coinvolgente, moltissimi temi della vita civile del Paese, tenendosi però lontano da argomenti politicamente più caldi come il programma di riforme costituzionali, fatto questo che dopo il forte ed eccessivo interventismo degli ultimi anni della presidenza Napolitano ci ha riportati un poco verso una figura di Presidente della Repubblica così come delineata dalla Costituzione.

Grande importanza è stata data nel discorso al tema del lavoro, riguardo al quale Mattarella ha voluto lodevolmente sottolineare i problemi legati all’occupazione giovanile e femminile, nonché quello del rilancio del Mezzogiorno. Largo spazio il Presidente ha voluto dare anche a corruzione e evasione fiscale, ma anche a temi come il terrorismo o l’inquinamento dell’ambiente, con punte di grande pragmatismo e vicinanza alle esigenze reali delle persone nell’auspicare che se si vuole ridurre il traffico automobilistico è necessario prevedere anche degli incentivi all’uso del trasporto pubblico, bacchettando indirettamente le amministrazioni che nei giorni prima di Natale avevano disposto blocchi al traffico privato senza disporre incentivi per i mezzi pubblici.  Notevoli anche il richiamo a combattere, con parole del Presidente, la società dello spreco indiscriminato e distruttivo in cui viviamo, e la condanna a chi calpesta i diritti fondamentali dei lavoratori in nome del profitto.

Venti minuti dunque ricchi di buone idee e proposte, che hanno riscosso l’approvazione perfino del Movimento5Stelle, anche se come hanno fatto notare i parlamentari grillini, ora servono i fatti. Il ruolo di arbitro attribuito al Presidente della Repubblica dalla nostra Carta Costituzionale certo non gli permette di entrare a gamba tesa nel gioco politico (anche se Napolitano non si è fatto problemi a intromettersi più volte nella vita politica del Paese), ma certo Matterella con il ruolo che ricopre nel nostro sistema costituzionale di pesi e contrappesi ha tutti i mezzi per far sentire la sua autorità e spingere le forze politiche alla riflessione su tanti temi sui quali ultimamente il governo ha fatto esattamente il contrario di ciò che egli ha auspicato nel suo discorso. E bisogna dire che di questi richiami finora non se ne sono visti. Dunque bene le parole, ma da parte di Mattarella servono i fatti, e al più presto.