L’intransigente arsura di un’estenuante temperatura. L’asprezza inebriante della salsedine, in riva al limitato infinito di un orizzonte balneare. Il tepore delle cerule acque del Mar Egeo. L’itinerario estivo di Laura Boldrini prevede l’immersione totale in una cornice di rilievo. Oltre la loro indefinibile e suggestiva beltà, le isole Cicladi sono state palcoscenico dell’Età del Bronzo. Epoca in cui le primordiali intuizioni tecnologiche iniziavano a prendere piede. La metallurgia e il rame, lo stagno e i minerali. Il fascino rivoluzionario della fusione industriale, a cavallo di migliaia d’anni. Curioso scoprire se il Presidente della Camera – la non complementarietà lessicale di genere non ci compete, cara Laura – conosca le cronache culturali di un Popolo pregno di dottrine intellettualmente abbaglianti.

Di sicuro, la Paladina del bigotto “vanta” un’innata predisposizione per la preservazione della tecnica dei tempi contemporanei: quella tecnofinanza che sgozza le comunità ed estorce sovranità, che azzanna le Nazioni e vilipende le tradizioni. Malgrado ciò, la Boldrini interpreta magistralmente un copione da inconsapevole: si riveste di plastificata innocenza e gode disinteressata delle meraviglie delle naturalità greche. Dimenticando, però, che, a nord-ovest di quei litorali, un turbinio di coscienza e di raziocinio stia sovrastando le attanaglianti logiche di potere dell’Unione Europea. La villeggiatura della terza carica dello Stato alle Cicladi funge da espediente narrativo per rimarcare l’assurdità della miopia dei governanti nostrani: la politica istituzionale italiana sta preoccupantemente sottostimando l’ellenica circostanza referendaria.

La cosa peggiore è che l’ostentata sicurezza di non compromettere l’Italia – indipendentemente dai risultati di domenica prossima – sia screditata dal medesimo operato dei nostri “rappresentanti”. Capaci soltanto di sottostare ai dettami della diplomazia di facciata, senza approfondire nel merito la battaglia sovranista di Tsipras. Ossia, l’incarnazione della volontà di riportare le istanze popolari al centro dell’agire governativo, perché la dittatura tecnofinanziaria dell’asse Francoforte-Bruxelles-Lussemburgo-Strasburgo venga soppiantata dal vigore della sovranità nazionale. Lasciando diradare le distanze ideologiche tra posizioni apparentemente inconciliabili. Non permettendo ingerenze affaristiche che si antepongano alle scelte e alle esigenze del tessuto sociale. Ingegnando il disarmo dell’egemonia della finanza speculativa e la destituzione della cogenza delle conglomerate bancarie. Tutto questo, con la Boldrini che si accomoda supina al sole del suo ristoro, caratterizzato dall’ozio negligente. Mentre la Grecia tenta di riappropriarsi della sovranità defraudata e si pone agli occhi dell’Europa come emblema secolare, radicato nell’eredità culturale di Socrate e nel coraggio dell’ostinazione. Δύναμη Ελλάδα!