Risale a due giorni fa la notizia che segna un passo importante nella storia della guerra all’abusivismo edilizio e proviene dal comune di Rimini, dove alcuni cittadini possessori di immobili- costruiti senza alcuna autorizzazione- si sono trovati privati dei loro possedimenti, requisiti a norma di legge dall’ente competente.

Si tratta di una procedura disciplinata dal testo unico per l’edilizia, stilato nel 2001, il quale prevede che, a fronte di una non ottemperanza alle ordinanze di demolizione riguardanti gli stabili non autorizzati, i comuni possano disporre gratuitamente delle frazioni territoriali interessate, de facto prelevandole forzosamente dalle mani dei proprietari.

Pur esistendo la norma da tempo essa non era mai stata applicata- e, per questo, esistono diverse spiegazioni possibili- ma le principali sono essenzialmente due: in primo luogo bisogna considerare la poca efficienza degli uffici della pubblica amministrazione, i quali necessitano di tempi molto lunghi per produrre delle ordinanze di demolizione; la seconda ragione è di natura economico-politica e riguarda i condoni edilizi che vengono emessi dal governo centrale, che rendono a norma delle opere che non lo sarebbero.

Questa soluzione è, tuttavia, dettata della cattiva gestione statale, la quale fa in modo che i il Paese si trovi nella necessità di dover rimpinguare il prima possibile le casse dell’erario statale. I condoni, tuttavia, scavalcano i comuni per far confluire le finanze direttamente sul livello nazionale e rendono inutili le sanatorie, che sono procedimenti più dispendiosi per chi commette l’abuso e che porterebbero liquidità sui conti comunali. Essendo una ragione economico-politica bisogna anche dire che, negli anni passati, alcuni politici hanno rastrellato parecchi consensi elettorali promettendo (e attuando) questi piani.

Pur vivendo noi in un sistema giuridico non di “civil law” e non, come nei paesi anglosassoni, di “common law”, cioè basato sulla regola dello stare decisis (ovvero l’intero diritto è basato sulle sentenze passate relative alla causa che si sta trattando, de facto rendendo il giudice un legislatore), un precedente crea un potenziale elemento di prassi che, sebbene non abbia lo stesso peso rispetto al sistema inglese, australiano o americano, rende molto più complicato ignorare il nuovo comportamento.

Ovviamente è troppo presto per confermare o negare con certezza la portata attesa di questo comportamento ma la componente deterrente potrebbe sortire un effetto molto positivo verso la legalità. La mentalità imperante nello stivale è, purtroppo, quella del “prima si fa e poi, in un modo o nell’altro, si risana” e gli abusivi hanno spesso giocato sui tempi di attuazione dell’ordinanza di demolizione tramite i ricorsi al TAR, sempre ascoltato dal comune.

Le premesse sono buone, chissà che da ora si possa davvero dare una svolta e risanare questo nervo scoperto della società.