Secondo il noto quotidiano, nel 2014 un’azienda informatica si sarebbe occupata del sito parlamentari5stelle.it, alla quale sarebbe stata ceduta la password di accesso al sistema. Il gruppo dei 5 Stelle non avrebbe acconsentito alla cessione di quest’ultima, la quale però sarebbe stata consegnata agli informatici dell’azienda, legata alla Casaleggio Associati quanto al rifornimento di materiale tecnico o di servizi. A eseguire gli “ordini”, partiti dallo stesso Casaleggio, il capogruppo Paola Carinelli e il responsabile per la comunicazione Ilaria Loquenzi, le quali non avrebbero informato l’addetto legale del gruppo, Alessio Villarosa. In seguito a questa operazione, i server e il sistema sono stati bloccati, con l’annuncio via e-mail, da parte della Casaleggio Associati (firmatasi “staff” di Beppe Grillo), dell’indisponibilità del sistema, nonché la sua sostituzione con uno nuovo e praticabile. Inoltre, secondo la ricostruzione de Il Foglio, il fantomatico staff si sarebbe in qualche modo auto-incastrato dimostrando di conoscere dettagli sull’utilizzo individuale della posta elettronica, da parte dei parlamentari grillini, destando inoltre il sospetto che qualcun altro, oltre al tecnico informatico, abbia avuto accesso al sistema di ricezione delle lettere. Sospetto di poco conto, dal momento che è risaputo che gli amministratori abbiano accesso al sistema di posta. Alle accuse risponde prontamente sul proprio blog Beppe Grillo, il quale afferma che la Casaleggio Associati non ha mai forzato il server. Di fronte ai prevedibili attacchi della maggioranza, il comico ricorda invece come alcuni esperti informatici del PD abbiano probabilmente violato la privacy dei parlamentari penta stellati, divulgando informazioni inerenti alle e-mail personali.
Lascia sorridere il fatto che un’azione di diffamazione di tali proporzioni nei confronti del Movimento 5 Stelle fosse così prevedibile, vista una situazione per la quale lo strapotere “democratico” è minacciato, nelle prossime elezioni amministrative, dalla forte opposizione dell’elettorato 5 Stelle. Nulla di nuovo, dal momento che il fenomeno dell’antipolitica è esploso già in passato, contrapponendosi alle forme politiche e partitiche tradizionali, ritenute “decadenti”. Non bisogna tuttavia trascurare il successo consensuale che il Movimento sta riscuotendo (se pur non paragonabile a quello della prima ascesa elettorale), poiché esso è senz’altro indice del desiderio di una politica autenticamente popolare, la quale oggi resta scevra di riferimenti istituzionali. Dunque, in assenza di una Sinistra come di una Destra, nonché di grandi sbocchi nella politica di orientamento radicale, l’unica ancora non tramontata risulta essere proprio quella del M5S. E’ anche su questo voto di ripiego che Grillo e Casaleggio giocano la propria battaglia, come giustamente la giocano su questioni che altri partiti non trattano o, peggio ancora, trascurano. Non esistono infatti altri movimenti o organizzazioni che si occupino seriamente della questione inerente alla sovranità monetaria, come della questione sulla sovranità politica, con la messa in discussione di un organismo militare quale la NATO e la subalternità e il servilismo europei nei confronti della leadership statunitense. Si tratta di punti programmatici oramai tralasciati dalla maggior parte dei politici italiani, tutti tesi al vano riformismo di un sistema economico in caduta libera, o alle piccole battaglie sui diritti civili o ambientali. Certamente, si può rimproverare al Movimento di non possedere un solido impianto ideologico e culturale, come nel dimostrare carenze o ambiguità nel trattare la questione migratoria o quella capitale-lavoro, oggi fondamentale alla stregua dell’abolizione dei diritti sociali e del lavoro salariato e garantito per tutti. Tuttavia, è innegabile che gli uomini di Grillo dimostrino, (più di altri partiti), un’incontestabile predisposizione all’attivismo politico e alla presenza “in strada”, punto chiave e nevralgico sul quale non poco consenso è stato costruito, anche in riferimento alle prossime amministrative.
Quanto al presente “scandalo”, a prescindere dalla veridicità o meno delle accuse, resta il fatto gli avvoltoi demokrat non potevano esimersi dall’elargire le immancabili critiche, arrivando a parlare di “gulag organizzato” da Casaleggio, “watergate”, “spystory” e altri nomignoli di poco valore contenutistico. Si potrebbe dire che si tratti della tipica reazione da “primi della classe” che avvertono il fiato sul collo dei compagni di scuola, i quali potrebbero potenzialmente superarli.
Numerosi deputati del PD, partito al governo, ritengono inquietante il fatto che i vertici del Movimento abbiano praticato un vero e proprio spionaggio organizzato nei confronti dei propri membri. Se, però, si dovesse discutere del concetto di “inquietante”, allora forse si dovrebbe temere maggiormente il fatto che tutte le forze o gli esponenti che esercitano una certa opposizione nei confronti dei Democratici, (che non esitano a eliminare mediaticamente scomodi nemici interni), vengano in qualche modo screditati agli occhi dell’opinione pubblica.