Nonostante il tema della giornata di Domenica 5 Giugno sia stato quello riguardante le elezioni amministrative, il Ministro Boschi ha quasi ignorato la circostanza per discutere dell’argomento preso maggiormente a cuore, o meglio, più preoccupante: la consultazione referendaria di Ottobre sul “Sì” o sul “No” alle riforme del governo Renzi. Si tratta, oramai, di una spietata battaglia propagandistica su entrambi fronti, soprattutto quello governativo, il quale fa ricorso a ogni possibile strumento per diffondere la causa del “Sì”.  La stessa “Ministra”, durante lo svolgimento del Festival dell’Economia di Trento, ha affermato che, qualora dovesse vincere il NO, si presenterebbero scenari di instabilità per il Paese, non per le sorti dei renziani. Il monito in questione suona ridicolo e sembra quasi rievocare l’antico proverbio napoletano sulla mal supposta ingenuità del popolo, per dirla alla Totò, a ca nisciun è fess. Il Potere ricorre a qualsiasi mezzo pur di salvaguardare la propria conservazione, come di fatto è stato rilevato da Carlo Freccero, consigliere di amministrazione della Rai nominato su proposta del M5S. Il dirigente ha infatti asserito che “la campagna referendaria di ottobre ha praticamente oscurato quella per le amministrative”, che in ogni caso rappresenta un importante momento di dibattito della scena nazionale. Queste considerazioni sono frutto dell’ulteriore affermazione della Ministra Boschi, sulla speranza che “si riesca a scongiurare il rischio che gli italiani non vadano a votare”. Quando si tratta delle votazioni referendarie le campagne sono enormi, poi se di mezzo vi sono delle “banali” elezioni comunali, allora ciò non ha importanza. Continua l’instancabile donna: “Mi auguro che tante persone vadano a votare, con un coinvolgimento che non rimanga ancorato ai partiti e alle forze politiche, ma che investa tutta la società”. Al di là del palese interesse che i renziani potrebbero avere nel raggiungimento di un cospicuo numero di Sì, gli italiani, dal loro canto, dimostrano quotidianamente di essere un popolo facilmente soggiogabile.

L’astensionismo di massa dell’ultimo referendum sulle trivellazioni ha dimostrato la lontananza dei cittadini rispetto alle politiche nazionali, che tuttavia lo riguardano assai da vicino. Le lamentele sullo status sociale del Paese, o individuale, sono all’ordine del giorno, ma non è presente la volontà di cambiamento. L’individualismo e l’indifferenza dell’italiano medio rafforzano le mire di accentramento del potere dell’attuale classe dirigente, la quale non trova ostacoli sulla propria strada.

Per di più, non aiuta il tatticismo mediatico delle principali emittenti, il quale non solo svilisce l’importanza dei “momenti di ritrovo” della democrazia, o veicola l’opinione pubblica verso ciò che ritiene più innocuo per la gestione del potere, bensì opera in maniera tale da creare una commistione fra gli ambienti della politica liberista e il mondo della comunicazione. Freccero, infatti, denuncia l’influenza del fronte del Sì referendario negli apparati dell’amministrazione Rai: evoca, in particolare, l’episodio del 2 giugno, per cui durante la Festa della Repubblica, Benigni ha letteralmente screditato la costituzione, esprimendosi a favore dell’operato del governo. L’intellettuale e showman fiorentino, un tempo baluardo della dissidenza e degli ambienti di sinistra, si è trasformato in un cantore delle “eroiche” imprese del guerriero liberista, nonché del conterraneo Renzi, come se, in qualche modo, la toscanità potesse costituire un punto di accordo fra i due. Considerando, poi, il bassissimo share dello spettacolo (15,4 %), si può forse tirare un sospiro di sollievo in merito al fatto che Benigni non sia stato troppo ascoltato dagli italiani. Questi ultimi, tuttavia, “hanno dimostrato un’assoluta e generale impermeabilità alla politica”, afferma Freccero, il cui dato non è per nulla trascurabile.

Per quanto concerne, invece, il referendum di Ottobre, il consigliere d’amministrazione Rai parla di una possibile avanzata del fronte dei NO di fronte alla sconfitta dei due candidati PD di Roma e Milano, risultato che dovrebbe corrodere almeno parzialmente la sicurezza di Renzi in merito alla vittoria del Sì nella consultazione referendaria.