La guerra in Libia? A quanto pare, la Nato la starebbe preparando proprio in Italia. Com’era prevedibile, d’altronde. Infatti a Solbiate Olona, in provincia di Varese, alcuni ufficiali italiani sarebbero impegnati in una esercitazione, definita dal Foglio “di rifinitura”,  finalizzata a contrastare l’avanzata jihadista in Libia. Il tutto avverrebbe all’interno della base Nato del piccolo paese della provincia Lombarda. L’addestramento, al quale sono  sottoposti i militari, ha una durata complessiva di tre settimane e terminerà il 26 febbraio.

E chi si aspetta di vedere in azione i carri armati, gli elicotteri e i fucili d’assalto, come ci hanno abituati, resterà deluso. Perchè, come anticipato dal Foglio, l’esercitazione, che sta avvenendo nella base dell’Alleanza Atlantica, mira ad analizzare lo scenario libico nel quale si potrebbero imbattere i militari italiani e a comprendere come risolvere, in circostanze complesse, alcune problematiche strategiche che potrebbero sorgere nel paese nord africano nel caso di invasione manu militari.

E sembrerebbe che sull’esercitazione di Solbiate Olona sarebbero puntati i riflettori delle forze armate americane. E non a caso. E’ risaputo, infatti, che da qualche mese la Casa Bianca e il Pentagono incalzano i Governi europei a muovere guerra in Libia. E’ comprensibile, però, che Obama non sia interessato ad agire direttamente in Nord Africa, aprendo un quarto fronte, oltre all’Afghanistan, all’Iraq e alla Siria. Non sarebbe pratico né militarmente né politicamente, viste le imminenti elezioni politiche. E allora come si può esportare, di nuovo, la democrazia in Libia per vie traverse? Semplice: aspettando che ad invocare le bombe a stelle e strisce sia il Governo di accordo nazionale, sottoposto all’egida dell’Onu. Ma questo Governo, tanto voluto dall’Occidente, di fatto non esiste, e in Libia continua, ogni giorno, la sanguinosa guerra civile. Senza alcun accordo, de facto, tra gli esecutivi di Tripoli e Tobruk. E nel frattempo, ci si prepara alla guerra in Italia.

A dire il vero, in Libia,  gli Stati Uniti hanno iniziato ad effettuare bombardamenti sporadici da novembre. E le bombe di Washington hanno continuato a precipitare sull’ex regno di Gheddafi per tutti questi mesi. L’ultimo bombardamento risale, addirittura, a tre giorni fa, vicino Sabratha.

E riguardo un possibile e significativo intervento occidentale in Libia, sono stati molti gli analisti che si sono espressi negativamente. Ultimo tra questi è lo storico Angelo Del Boca, maggiore esperto di colonialismo italiano, che, in un intervista rilasciata al fattoquotidiano.it, ha ritenuto “fallimentare” una possibile esperienza militare italiana in Libia, non sussistendo nè le condizioni politiche e nemmeno quelle militari.

Ma se l’Italia in Libia non intervenisse, lo farebbero i nostri più “fedeli” alleati. O forse lo stanno già facendo. Infatti, già qualche settimana fa, sul  web circolava la notizia di una possibile presenza di soldati britannici in suolo libico. In realtà, bisogna dire che anche i francesi si starebbero preparando, in punta di piedi,  ad andare in Libia: secondo il Foglio, i “cugini d’oltralpe” avrebbero partecipato ad alcuni raid egiziani contro Daesh, in Libia. E, come se non bastasse, anche la Germania sembrerebbe interessata all’”affare Tripoli”, avendo offerto la propria collaborazione all’addestramento di soldati libici, in territorio tunisino. Insomma, la corsa alla Quarta Sponda è appena iniziata ma l’Italia sembra già in affanno.