Festa d’inverno. Festa di primavera. Siamo uno stato laico, quindi via Cristi e Madonne, via feste e tradizioni. Via tutto. Ma laico non vuol dir neutro. E la festa d’inverno è indefinita, più pagana della notte del Sol Invictus, o di altri rituali antichi; più che pagana è inutile, insensata, vana. Se si dovesse pensare ad un colore rappresentativo di una tale “festività” sarebbe probabilmente il grigio, e quali le canzoni e gli inni? Forse un rap di Fedez, o un pezzo dei One Direction.

Eppure di cosa stupirsi? Siamo quelli che vanno in giro chiedendo dolcetti ad Halloween, e che adesso preparano perfino il tacchino ripieno per la festa del ringraziamento, entrambe di tradizione prettamente ed esclusivamente americana. E tutto ciò con noi cosa c’entra? Assolutamente nulla, come ovvio, tuttavia siamo prossimi a festeggiare il Groundhog Day canadese e, perché no, il capodanno cinese. D’altra parte si sa, tutto il mondo è paese; ma noi non siamo un “Paese”, siamo una nazione! Un Popolo dunque, con la propria lingua, le tradizioni, e la personale e millenaria storia.

Una storia che non conosciamo, che non ricordiamo e che pertanto non percepiamo. Perché sappiamo cosa significa il 4 luglio per gli americani ma non il 4 novembre per noi. Siamo ricchi di strade, crocicchi e vie che ci ricordano ogni giorno il nostro passato ed i suoi protagonisti, eppure più nessuno ricorda che il XXI aprile è il compleanno della Capitale, che il 20 settembre Roma venne annessa all’Italia, che Vittorio Veneto è un comune e non una persona.

Diceva Montanelli: “un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani”. Dunque, per tutti coloro che quotidianamente violentano la propria Patria e la sua memoria, ecco pronta una nuova festività, quella del tradimento, dedicata a tutti i Giuda nostrani e non solo; siamo certi che una tale giornata sarà accolta felicemente, giacché non discriminatoria, ed ecumenica.