di Guido Dell’Omo

Non importa ciò che si crede – o si vuole credere: questa volta la situazione non si risolverà da sola. L’Unione Europea sta brancolando nel buio, non sa come affrontare il problema del flusso migratorio che lei stessa cerca di sminuire, e l’incontro dei ministri degli affari esteri avvenuto la settimana scorsa  in Lussemburgo, insieme all’incontro “informale” di sabato con sfondo la stessa città, ha sottolineato ancora di più la confusione dei più alti funzionari dell’Unione Europea.

Per dimostrare come l’UE cerchi di sminuire il problema basta dare un’occhiata ai numeri e ai dati che l’agenzia per l’immigrazione delle nazioni unite (UNHCR) riporta nei suoi studi annuali. Chiunque si prendesse la briga di andare sul sito della UNHCR noterebbe come i dati del flusso migratorio riportati anno per anno siano totalmente sballati. Non c’è bisogno di spiegare la scelta di riportare numeri che non corrispondono alla realtà dei fatti, ma è giusto spiegare perché questi numeri non siano corretti: l’agenzia per l’immigrazione delle nazioni unite non prende in considerazione i migranti che si spostano via terra, e riporta invece solo quelli che si muovono via mare.

Questa volta non sarà come tutte le altre: la situazione non si risolverà magicamente un giorno qualsiasi, accendendo il telegiornale durante l’ora di pranzo con la speranza che in qualche modo “qualcuno ci abbia pensato a fare qualcosa”.  La situazione è critica, e quello che si deve capire è che l’Unione Europea stessa non ha la più vaga idea di come risolvere il problema. Durante l’incontro di sabato i ministri degli affari esteri si sono confrontati sul tema dell’immigrazione cercando di ammorbidire l’attitudine degli Stati dell’Est-Europa verso questo fenomeno, e si può confermare che, in parte, ci sono riusciti.  L’Ungheria – inizialmente mostratasi come ultimo baluardo nella lotta contro l’immigrazione – ha accettato di svolgere la sua parte in una situazione che lo stesso Viktòr Orbàn ha definito “preoccupante, critica e senza precedenti”.  Ma è mercoledì, quando il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker svelerà quello che già è stato – erroneamente – presentato come il piano più ambizioso ed audace per risolvere il problema del flusso dei migranti, che verranno mostrate automaticamente le falle dell’Unione Europea.

I punti del piano che verrà presentato mercoledì infatti – e che qui di seguito verranno riassunti – saranno la conferma che l’Unione Europea non è in grado di risolvere problematiche che non riguardino i tre campi di interesse per cui, d’altra parte, era stata ideata e fondata: banche, finanza e commercio. Appena difatti ci si allontana minimamente da questi tre settori, si nota senza troppa difficoltà che qualsiasi tentativo di cooperazione è inattuabile. D’altronde bisogna sottolinearlo ancora una volta: l’Unione Europea è nata per creare un network bancario e finanziario, non certo politico. I quattro punti del piano che verrà presentato da Juncker questo mercoledì saranno i seguenti: prima di tutto verrà trattato l’argomento più spinoso, in altre parole quello del ricollocamento di decine di migliaia di migranti che stanno pesando in particolar modo sulle spalle di Italia, Grecia ed Ungheria. Successivamente si tratterrà lo schema di quelle che sono già state definite come “quote obbligatorie”, in altre parole numeri fissi di migranti da smistare tra i vari Stati membri dell’UE; ormai anche la cancelliera Merkel ha confermato che il trattato di Dublino non è e non sarà più applicabile date le circostanze estreme del momento, e Juncker ha proposto – già a maggio – di ideare un nuovo sistema adatto per affrontare il problema.

Come ultimo punto, verrà discussa la proposta di creare un ‘hotspot’ nel quale far convergere tutti i profughi richiedenti asilo, di modo che risulti più facile sia processare le domande di asilo, sia smistare conseguentemente i migranti nei vari Paesi europei. La frase che riassume quanto questi punti, che fanno parte del piano che verrà presentato mercoledì, siano inattuabili l’ha pronunciata il presidente ungherese Viktòr Orbàn, quando qualche giorno addietro ha affermato: “Tutti i migranti vogliono trasferirsi in Germania, il problema è quindi di quest’ultima, e non di tutti i Paesi europei.” È proprio così, anche la foto del piccolo Aylan non aiuterà a risolvere il problema, l’unica cosa che produrrà sarà una finta ma visibile iperattività da parte degli organi europei, e questo è esattamente ciò di cui siamo tutti testimoni; quello che invece è alquanto sicuro è che la presentazione di mercoledì da parte di Juncker non porti ad una soluzione concreta, ma piuttosto ad una finta, codarda e cieca convinzione comune che l’Unione Europea sia in grado di far fronte ad una situazione che, nonostante nessuno riesca ad ammetterlo, è più grave di quanto non vogliano farci credere.