Marina di Pietrasanta. Un bagliore balenare, nella sconfinata paesaggistica alpina di Lucca. Il cuore pulsante della Versilia. La sintesi strapaesana di quella fetta d’Italia alla perpetua riscoperta di un’identità campestre, rustica, ruspante. La congiuntura perfetta fra la lotta alla cosmopolitizzazione dei grandi centri urbani e la vittoria tradizionale del provincialismo. La frazione lucchese è il culmine della municipalità, lì dove l’angustia del borgo si miscela alla magnificenza della comunità, in un impeto di storia e di orgoglio territoriale. Marina di Pietrasanta diviene altare della rurale genuinità, simulacro di una sacralità ormai smarritasi nella foga dell’effimero e nel furore del mondano. Inoltre, la località toscana è il capitolo conclusivo di un estivo romanzo crepuscolare, sulla fluente narrazione dell’interlocuzione. Ossia, del muro maestro che sostiene l’imponente ossatura delle idee.

Lo scorcio di contrada, tanto ammirato e decantato dal Vate D’Annunzio, spalanca le porte alla sinfonia del confronto, mostrando la grandezza della cifra intellettuale di un angolo di Mondo. Marina è stata protagonista di uno slancio politico-culturale vivificante nella dieci giorni conclusasi la scorsa domenica. Le feste de “Il Fatto Quotidiano” e de “Il Giornale” hanno lustrato l’eccezionalità del dialogo con l’imporsi di contenuti, di argomenti e di argomentazioni. Travaglio, Sallusti, Feltri, Porro, Telese, Formigli – ebbene sì, anche lui: la manifestazione fisica della volubilità, oscillante tra il garantismo e il giustizialismo, a seconda del colore della bandiera (rossa!) -. Personalità con diramazione (fantomaticamente) a Sinistra, ed altre più affini a logiche lib(bb)erali. Entrambe, però, spinte dal desiderio di accantonare i contrasti d’accezione, indirizzando la bussola della pubblica opinione verso le sponde del buon senso. Nei consessi a La Versiliana, non è stata solo rimessa in discussione l’utilità formativa dei salotti televisivi – sovente scambiati per occasione di visibilità e per precettare gli assensi dei meno attenti -: si è finalmente capito che i giornalisti dei rotocalchi e delle emittenti, giochino un ruolo fondamentale nella dialettica popolare.

Per una ragione molto semplice: gli arcieri dell’attualità sono preposti a plasmare pareri che legittimino le prese di posizione della società civile. Non di quella abituata al caviale e allo champagne – tutelata dall’aristocratico operato dei Renzi di turno -, bensì di uno strato sociale predisposto alla condivisione di ideali e propenso alla disciplina del cognitivo, di ciò che sia conoscibile, analizzabile, e valutabile, sulla base di fatti, di proposte, di concezioni del Mondo. La dottrina del conforto ci pone, quindi, dinanzi ad una conseguenza: la poliedricità dei dibattiti e l’effervescenza della disquisizione abbatteranno la banalità acritica del pensiero unico. Ma soltanto convincendosi che le divergenze di veduta sostenute dal fazioso capriccio, rappresentino la fisionomia della sterilità. Al netto di Formigli.