Solo un paio di giorni fa è stata approvata al Senato la questione di fiducia posta dal Governo sulla  legge riguardo l’omicidio stradale. Il provvedimento è passato dopo un pomeriggio concitato a Palazzo Madama, in cui le opposizioni, decidendo improvvisamente di uscire dall’aula, hanno rischiato di far saltare il disegno di legge per mancanza del numero legale. Ma fortunatamente a salvare le sorti di Matteo Renzi è giunto prontamente l’onorevole Denis Verdini, che da eccellente faccendiere si è rivelato di nuovo fondamentale per far quadrare i conti in seno alla maggioranza. Si è dichiarato disponibile al rientro in Aula, e da vero deus ex machina, mentre il PD gli cingeva le ginocchia per  tentare di salvare la situazione, si è attaccato al telefono e ha fatto rientrare 15 dei suoi 19 ‘scagnozzi’, i quali alla fine non si sono rivelati nemmeno determinanti, poiché a cose fatte il numero legale per la validità della votazione sarebbe comunque stato raggiunto anche senza di loro.

Una situazione paradossale in cui Verdini e i suoi si sono ritrovati ad essere necessari per la maggioranza, pur non essendolo, con un PD, partito di governo, che nei fatti si è piegato a supplicare la partecipazione al voto di un esiguo gruppetto parlamentare come il loro per salvare la baracca e far passare la cinquantunesima fiducia del Governo Renzi. Sì, perchè in appena due anni di governo, 740 giorni al 3 di marzo, sono state poste ben 51 questioni di fiducia. Una cifra da record, esattamente una ogni 14,5 giorni.

Ora questi due elementi della votazione di qualche giorno fa devono far molto riflettere. In termini astratti abbiamo una maggioranza parlamentare (alquanto traballante) che si trova a essere sotto il ricatto di una piccola minoranza, tra l’altro non eletta da nessuno ma nata in seno al Parlamento da scissioni interne all’opposizione, e un Parlamento intero, organo supremo di espressione della rappresentanza popolare e titolare del potere legislativo, che si trova a sua volta tenuto per il collo da un potere esecutivo governativo il quale blinda tutti i suoi progetti di legge con la fiducia, costringendo il Parlamento stesso ad approvare qualsiasi cosa per evitare crisi politiche e instabilità.

Una fiducia quella usata dal governo Renzi che da strumento di uso raro ed eccezionale, atto a garantire l’approvazione di particolari provvedimenti ritenuti essenziali dal governo, si è trasformato in mezzo consuetudinario per garantire l’approvazione di tutte le leggi provenienti dal gabinetto governativo e per tenere le Camere del Parlamento sotto un costante ricatto.

Così facendo dunque il governo non fa altro che usurpare le funzioni proprie del Parlamento, accentrando in sé la titolarità, oltre che del potere esecutivo, anche di quello legislativo, e snaturando del tutto la logica degli equilibri Parlamento-Governo, nonché il senso stesso della repubblica parlamentare. È quindi una vera democrazia questa, oppure una bislacca dittatura dell’esecutivo, un esecutivo che per perpetuare tale dittatura deve subire a sua volta la dittatura delle tante volubili minoranze?